“Dal Parmigiano al chinotto, il made in Italy vale 30 miliardi”, di Corrado Zunino

11/06/2015
Rassegna stampa

Il cibo italiano non è mai entrato in crisi. Nel 2014, racconta il Censis, il valore delle esportazioni di prodotti alimentari e bevande è stato di 28,4 miliardi di euro: un terzo in più rispetto a cinque anni prima. I nostri prodotti si sono diffusi in Germania (+17,3%) e Francia (+20,5%), nel Regno Unito (+23,6%) e negli Stati Uniti (+37,8%). Va ricordato che questi numeri sono stati prodotti nel periodo – 2009-2014 – più duro della recessione. La richiesta di italian food è occidentale ed è pure metropolitana. Arriva da quella fetta di abbienti cittadini che chiedono bontà e sicurezza. Sono 876 i prodotti alimentari italiani di origine e certificazione controllata iscritti nei registri ufficiali dell’Unione europea. L’Italia è anche leader per le imprese biologiche: ne ha 45.969, un sesto dell’Ue. Il 50,2% degli italiani, d’altro canto, ritiene che il patrimonio enogastronomico incarni l’identità delle comunità locali più del patrimonio artistico: 43,9 milioni di italiani mangiano regolarmente prodotti e piatti italiani, altri 6,2 milioni lo fanno di tanto in tanto.

L’italiano che ha voluto la casa di proprietà a partire dai Cinquanta, poi la macchina, che negli anni Ottanta-Novanta si è concentrato sugli abiti griffati e la vacanza annuale, ora – con uno stile di vita improntato alla sobrietà – ha fatto del cibo il perno di un modo di rapportarsi ai consumi e alla vita non più secondo logiche di consumo compulsivo. Nell’anno dell’EXPO il modello alimentare italiano è una soluzione reale, sostenibile.

 

“La Repubblica”, 8 giugno 2015, p. 29

 

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