“Food, negli USA piace Bio”, di Francesco Paolo Mancini (EN)

09/03/2015
Rassegna stampa

Negli ultimi tempi  sempre più americani pretendono cibo locale, prodotto in maniera sostenibile e possibilmente bio. Per un popolo come quello americano, che mangia più di altri fuori casa o mangia cibo prodotto altrove e consegnato a domicilio, fortuna e sfortuna di marchi e catene gastronomiche sono fondamentali indicatori di tendenza. Da cosa nasce il successo delle catene emergenti che puntano sul ‘bio’? Da una attenta analisi di marketing sulle debolezze dei concorrenti. Visto quel che offrivano i fast food tradizionali, hanno puntato ad impiegare ingredienti biologici e a chilometri zero, e carne di animali cresciuti in maniera naturale. Una rivoluzione per la concezione tradizionale di catena gastronomica, una rivoluzione a quanto pare molto gradita dagli Americani. La gente in Usa comincia ad evitare il junk food. La tendenza ‘bio’ dei consumatori americani ha ovviamente anche un riflesso sulla produzione agroalimentare: secondo il dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti – USDA, il settore dell’alimentazione biologica negli Usa è in continua crescita ed ha fatto registrare profitti per oltre 3,53 miliardi di dollari, lo 0,9% del totale del settore agricolo ed i terreni agricoli utilizzati per le colture bio sono  1.477.000 ettari, lo 0,4% rispetto agli oltre 371 milioni di ettari delle aziende agricole americane. Ma come mai i consumatori Usa si stanno scoprendo ‘bio’? Merito della globalizzazione delle idee, certo, ma merito anche del dollaro. I cittadini degli Usa spendono pochissimo per riempire frigo e dispense: solo il 5.5% del reddito, contro il 14,4 degli Italiani, ma anche  l’11,4 dei Tedeschi o il 13,6 dei Francesi. Un affare? Neanche per sogno: la spesa sanitaria per contrastare gli effetti delle malattie derivanti dalla cattiva alimentazione ha raggiunto l’incredibile 21%  del totale della spesa sanitaria degli Usa. La cosa ha convinto l’USDA e l’HHS Department of Health and Human Services, a pubblicare sin dal 1980 un ‘manuale della corretta alimentazione’: le Dietary Guidelines for Americans. Ma il discorso va oltre a questo, e ci porta a considerare che in gioco c’è una cultura alimentare nata negli Usa, poi diffusa in Europa, ma che facendo oggi impennare i consumi di carne e prodotti industriali anche nei popolosissimi Paesi emergenti sta incidendo più di prima non solo sulla salute di singoli popoli e Paesi, ma anche del clima e dell’ambiente a livello mondiale. E allora è importante che proprio negli Usa stia diffondendosi una cultura alimentare moderna, salutare e sostenibile.

“Futuro Europa”, 8 marzo 2015, http://www.futuro-europa.it/

 

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