“Italia: terza potenza agricola d’Europa con il nodo della frammentazione”, di Lucio Todisco

21/03/2016
Rassegna stampa

Con un fatturato 2013 di oltre 43 miliardi di euro, l’Italia si consolida come terza potenza agricola dell’Unione Europa. Questi sono i dati presentati da Eurostat, che ha recentemente pubblicato l’edizione 2015 del dossier “Agriculture, forestry and fishery statistics”. In questo rapporto, Eurostat fornisce un quadro dettagliato non soltanto del settore della produzione agricola, ma anche dell’allevamento, della diffusione delle coltivazioni biologiche e della situazione ambientale .

Il confronto con gli altri paese Europei – In merito al fatturato, a primeggiare è la Francia che ha sfiorato i 57 miliardi di euro di fatturato; segue la Germania con 46,2 miliardi e, quindi, il nostro paese.

In Francia e Germania la superficie coltivata di territorio è maggiore rispetto a quella italiana, con un tasso occupazionale minore. In Francia sono destinati alla coltivazione e al pascolo 27,7 milioni di ettari di territorio, e ci lavorano 725mila persone; 523mila sono i coltivatori tedeschi, che lavorano una superficie pari a poco meno di 17 milioni di ettari. Un dato completamente differente a quello italiano dove, da nord a sud, ci sono 12 milioni di ettari utilizzati in agricoltura, con un numero di occupati che raggiunge quota 817mila lavoratori: un dato che la pone come terzo valore più alto dell’UE dopo Polonia e Romania.

Questo dato ci pone di fronte al fatto che in Italia c’è una presenza maggiore di piccole e medie imprese. Sono più di un milione le proprietà agricole sul nostro territorio destinate ai vari impieghi, più che in Francia, dove operano 472mila imprese, e più che in Germania, dove sono 285mila.

Inoltre, se in Francia e Germania la dimensione media delle aziende è di 58 ettari, in Italia non si superano i 12, praticamente un quinto di quelle francesi e tedesche. Una frammentazione che, se da un lato comporta il rischio di non “fare sistema”, consente comunque all’agricoltura italiana di primeggiare in alcuni settori.

Ad esempio nella coltivazione di agrumi, dove con 3 milioni di tonnellate l’Italia è il secondo produttore europeo, dietro la Spagna. Per quanto riguarda le mele, 3,2 milioni di tonnellate provengono dalla Polonia, 2,5 sono prodotte dai turchi e poi c’è il nostro paese che, nel 2014, ha raggiunto in questo settore le 2 milioni e 454mila tonnellate. La Turchia, invece, è la prima produttrice europea di pomodori, con 11,8 milioni di tonnellate immessi sul mercato, ma al secondo posto c’è l’Italia con 5,6 milioni.

Sul fronte dell’agricoltura biologica, l’Italia guadagna terreno rispetto gli altri paesi europei: 1,4 milioni di ettari sono coltivati senza l’uso di pesticidi, un dato che posiziona l’Italia solo dietro alla Spagna (1,7 milioni). Per quanto riguarda l’allevamento bio di bovini e suini siamo dietro rispettivamente a Germania e Francia.

Ma anche per quanto riguarda l’inquinamento il nostro paese è in una situazione decisamente migliore rispetto a Francia e Germania. Gli agricoltori italiani emettono in atmosfera la metà del metano e degli ossidi di azoto dei loro colleghi transalpini.

Il ragionamento politico ed economico che il nostro paese dovrà affrontare da qui ai prossimi anni è quello di comprendere se tale sistema potrà reggere ancora in futuro e quindi valorizzare il nostro mondo agricolo, puntando sempre di più su produzioni di qualità.

“EuroOpinione.it”,14/03/2016, http://www.europinione.it

 

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