“Segrè: “Biologico è scienza, viticoltura apripista”, di Erica Ferro. (EN)

16/07/2015
Rassegna stampa

Il vino, si sa, è anche questione di chimica. “Per fare viticoltura ed enologia c’è bisogno di scienza” sostiene Andrea Segrè. E studiare la composizione dell’uva e di tutti i prodotti della filiera non basta, ma bisogna anche pensare alla sicurezza e la salubrità degli agricoltori. Ne è convinto il presidente della Fondazione Mach, per il quale è importante che “anche il coltivatore sia in salute. Ecco perché l’agricoltura biologica, nella quale il settore vitivinicolo è più avanti rispetto ad altri in provincia, trova un plus non solo sul marketing, ma anche su sicurezza e salubrità del contadino”. E la Fondazione Mach è molto avanti su questo fronte, e infatti ha organizzato la prima edizione italiana del simposio internazionale Ivas (In vino analytica scientia). Da ieri circa trecento delegati provenienti da trenta nazioni si confrontano “sulla composizione dei prodotti della filiera enologica per ottimizzare i processi di produzione, il controllo di qualità e la garanzia  del consumatore”, come spiega Fulvio Mattivi, ricercatore e coordinatore del dipartimento qualità alimentare e nutrizione alla Fondazione Mach. Alla convention verranno presentate anche le innovazioni del settore.

Il futuro si concretizza nell’esplorare nuove strade per proporre prodotti più differenziati. Una di queste porta verso il miglioramento della resistenza ai patogeni: “Lo si studia tramite la chimica analitica, indagando come la vite interagisca con essi e quali meccanismi di resistenza metta in atto”.

“Corriere del Trentino”, 15 luglio 2015, p. 11.

 

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