“Tre sostanze usate in agricoltura a sospetto rischio cancerogeno”, di Vania Rivalta (EN)

18/03/2015
Rassegna stampa

Tre sostanze ampiamente utilizzate nella composizione di fitofarmaci - malathion, diazinon, glifosato - sono state inserite dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione, massimo autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni, nel Gruppo 2A, quello che comprende gli agenti che hanno probabilità di provocare il cancro negli esseri umani, ma per le quali le evidenze di cangerocenigità sugli uomini sono ancora limitate. Lancet Oncology ha pubblicato un sunto delle motivazioni che hanno portato 17 esperti provenienti da 11 Paesi a giungere a questa conclusione, mentre le valutazioni dettagliate saranno pubblicate sulla Monografia 112 dello IARC.

Malathion: Il malathion è un insetticida utilizzato non solo in agricoltura, ma anche in igiene pubblica e per la disinfestazione domestica, anche per combattere i pidocchi. E’ stato collegato a casi di linfoma non-Hodgkin in seguito a esposizioni di tipo professionale. Alcuni casi di studio canadesi hanno invece associato l’utilizzo professionale di malathion a un aumentato rischio per il cancro alla prostata.

Diazinon: Esperimenti su animali e in vitro hanno corroborato l’ipotesi di danni al DNA e al corredo cromosomico. Anche il diazinon è un insetticida, utilizzato sia in agricoltura sia in ambienti domestici. Anche questa sostanza è stata associata a un aumento del rischio per il linfoma non-Hodgkin, oltre che per il cancro al polmone.

Glifosato: Particolarmente complessa è la vicenda del glifosato. Anche in questo caso ci sono prove limitate di un suo legame con il linfoma non-Hodgkin, sempre derivanti da studi relativi all’esposizione in ambiente agricolo. Si tratta di un erbicida utilizzato nella composizione di 750 diversi prodotti destinati non solo all’agricoltura, ma anche alle applicazioni domestiche e urbane. Il gruppo di lavoro dello IARC è arrivato alla conclusione che sussistano prove sufficienti della cancerogenicità su animali da laboratorio, oltre che prove di danni al DNA e al corredo cromosomico di cellule umane.

Le reazioni: A poche ore dalla pubblicazione sul sito di Lancet dell’estratto della Monografia 112 la Monsanto in una nota ha dichiarato il suo disaccordo con le valutazioni dello IARC in merito al glifosato (il suo prodotto Roundup è a base di questa sostanza). Secondo Monsanto, il gruppo di lavoro avrebbe escluso dati rilevanti, basandosi su ricerche non nuove che non stabiliscono un legame tra glifosate e l’aumento di rischio per il cancro.

La diffusione in Italia: Gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT sull’utilizzo di prodotti fitosanitari in Italia mostra un trend in netto calo. Nel periodo 2002-2013, la quantità di sostanze distribuite per uso agricolo è diminuita complessivamente di 76mila tonnellate (-45,2%). Dal 2012 al 2013 la quantità di principi attivi contenuti nei prodotti fitosanitari è diminuita complessivamente di 39mila tonnellate (-41,3%); a scendere sono soprattutto le sostanze attive insetticide, fungicide ed erbicide (rispettivamente -48,1%, -48,3% e -34,5%). Tutto bene dunque? Non proprio, perché un dato in aumento c’è. E a segnalarlo è l’ISPRA, l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che nell’ultima edizione del Rapporto nazionale pesticidi nelle acque, basato sui dati forniti da 3.500 punti di campionamento, ha evidenziato come siano state trovate 175 sostanze diverse, un numero più elevato degli anni precedenti. Rispetto al passato è aumentata la presenza di fungicidi e insetticidi nelle acque sotterranee.
Il nemico più grande è il glifosato. È una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque è ampiamente confermata anche da dati internazionali, ma il suo rilevamento è effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza è presente nel 31,8% dei punti di monitoraggio (171) delle acque superficiali e il suo metabolita, AMPA, nel 56,6%.

 

“Corriere della Sera”, 15 marzo 2015, http://www.corriere.it

 

 

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