“Tutti vogliono mangiare bio”, di Silvia Zucconi (EN)

16/09/2014
Rassegna stampa

E’ stato presentato in occasione del SANA la Consumer Survey di Nomisma, che come ogni anno traccia l'identikit dell'acquirente bio e il suo stile di consumo. Nel nostro paese dalla fine del 2007, anno di inizio della crisi, vi è stato un crollo della domanda internae il consumo delle famiglie si è adeguato alle minori capacità di reddito. La riconfigurazione degli stili di consumo riguarda anche il cibo (16% sul totale della spesa): si risparmia a tavola ma non si rinuncia a tutto: gli italiani hanno speso meno per cibi e bevande ma hanno messo in campo energie per salvaguardare il proprio benessere a tavola, realizzando in casa ciò che prima si comprava e riducendo gli sprechi alimentari. Il prezzo non è però l’unico faro che guida gli acquisti, anzi. La spesa alimentare è diventata più selettiva ma non si rinuncia per questo alla qualità. I criteri di scelta per i prodotti alimentari privilegiano, accanto al prezzo, la ricerca di prodotti di chiara origine italiana: un italiano su tre sceglie cercando prima di tutto prodotti Made in Italy. Ma a tavola si salvaguarda soprattutto il benessere, e  la categoria di prodotto che più di altri è una esemplificazione della ricerca di benessere a tavola è il biologico. Non più segmento di nicchia, ma modello produttivo di grande successo: mentre l’economia italiana arranca, il bio vola. Dal 2005 è cresciuto in modo costante il valore delle vendite in iper e super di prodotti con marchio bio a peso imposto: in nemmeno un decennio il valore del bio è cresciuto del 220%. Gli ultimi dati disponibili parlano chiaro: le vendite nella grande distribuzione nei primi 5 mesi del 2014 segnano un sorprendente +17%. La GDO non è però il principale canale per il biologico: dei 2,3 miliardi di vendite interne realizzate nel 2013, copre “solo” il 27% del venduto in valore. I negozi specializzati (1.277 punti vendita in Italia, prevalentemente localizzati al centro-nord) sono il primo canale per il biologico, con vendite che nel 2013 ammontavano a poco più di 1 miliardo di euro (46% del totale). I negozi specializzati hanno compiuto un ulteriore balzo in avanti, facendo registrare un netto +12%. Ad aumentare è anche il numero di famiglie acquirenti. Il tasso di penetrazione, cioè la quota di famiglie che negli ultimi 12 mesi ha acquistato in almeno 1 occasione un prodotto alimentare a marchio bio, è salita dal 53% del 2012 al 59%. Il trend positivo è certamente favorito dall’offerta di prodotti bio. Gli assortimenti abbracciano ormai tutte le merceologie di prodotto e la GDO offre accanto alle grandi marche anche la propria private label bio a prezzi competitivi. Ma come si spiega tutto questo successo per il bio? La propensione all’acquisto di prodotti a marchio biologico è più alto nelle famiglie con un reddito mensile familiare elevato, con particolari stili alimentari. Ma la motivazione di acquisto è un’altra determinante che spinge in alto i consumi: la volontà di proporre cibi sicuri accresce l’interesse, soprattutto se in famiglia c’è un figlio in età pre-scolare (68%), e l’apprezzamento per le garanzie aggiuntive offerte dal marchio, nonché la qualità percepita rispetto al prodotto convenzionale e uno dei fattori di successo del bio. Il 70% dei consumatori ritiene che i prodotti bio abbiano una qualità più elevata rispetto ai prodotti convenzionali. Il bio è quindi a pieno titolo una delle espressioni del Made in Italy di qualità. Quali trend è possibile attendersi per il bio nei prossimi anni? Le previsioni di spesa delle famiglie acquirenti hanno un saldo tendenziale decisamente positivo e a questo si aggiunge la capacità di attrazione di nuovi consumatori. Il 32% di chi oggi non acquista è propenso alla sperimentazione. Se tra i fattori di ottimismo si inserisce il fatto che l’intera filiera biologica italiana gode di ottima salute, paiono davvero poche le nubi all’orizzonte . Superfici, produttori, punti vendita della distribuzione al dettaglio e della ristorazione mostrano tutti indicatori in crescita. Creare un’offerta distributiva uniforme su tutto il territorio è certamente un fattore a sostegno dell’ulteriore espansione. Fondamentale sarà anche l’esito del confronto sul nuovo Regolamento europeo del biologico (in vigore dal 2017), al fine di introdurre modifiche che lo rendano uno strumento più concreto a sostegno della crescita reale del settore.

NOMISMA Consumer Survey 2014

NOMISMA, 6 settembre 2014

 

 

 

 

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