Biodistretti: sostenibilità e sviluppo, l'esperienza decennale del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre

19/02/2020
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Riconosciuto dalla Legge Regionale n.11/2019 della Regione Lazio, il Biodistretto della via Amerina e delle Forre ha già dieci anni di vita.  Ne fanno parte tredici Comuni, dieci della Tuscia e tre dei monti Cimini, un territorio dove vivono più di 80 mila abitanti, ricco di opportunità e anche di problemi. Rappresenta un esempio delle prospettive e delle difficoltà affrontate dalle comunità che intraprendono questo percorso. Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto, lo presenta su ‘Pianeta PSR’. È un'area nella quale ormai da anni si sono sviluppate centinaia di aziende biologiche impegnate nelle filiere ortofrutticole, vinicole, zootecniche, nel settore della produzione della nocciola e del castagno e nella trasformazione di altri prodotti di eccellenza. 

Un luogo di preziose bellezze naturali, di una storia culturale e religiosa di grande valore che ritroviamo nell'urbanistica, nei resti archeologici, nei castelli e nei palazzi medievali e nei luoghi di culto religioso. Un'area quella del Biodistretto con un'agricoltura e un settore manifatturiero di grande importanza: primo polo italiano nella produzione di nocciole, secondo centro italiano dell'industria ceramica. Infine, ed è un dato di grande rilievo, più del 20% delle coltivazioni agricole sono biologiche per un totale di circa 4.200 ettari.

I problemi più seri sono quelli propri della coltivazione intensiva del nocciolo, con rischi gravi di inquinamento chimico dell'acqua, del suolo e dell'aria. Il Biodistretto ha rappresentato e rappresenta una grande sfida, soprattutto in un territorio ricco e problematico. La sfida è quella di coniugare la qualità della produzione agricola con la sostenibilità di tutte le attività umane presenti nel territorio. 

Questo ha significato: una intensa e permanente campagna di informazione e formazione sulla relazione stretta fra la salute dell'ambiente e il benessere delle nostre comunità; un conflitto acuto con i settori più retrivi del mondo della produzione agricola; l'emanazione di regolamenti e delibere dei Comuni fortemente restrittive nell'uso di fitofarmaci (in molti di questi atti amministrativi viene esplicitato il divieto del glifosate). La lotta all'inquinamento chimico si è coniugata in primo luogo con il sostegno alle aziende biologiche e a quelle scelte che sono fondamentali per la "sostenibilità" del territorio come le energie rinnovabili, il ciclo virtuoso dei rifiuti dei rifiuti e più in generale l'economia circolare. Un secondo aspetto importante di questa opera di valorizzazione del territorio sono state le attività con l'Assessorato al Turismo della Regione Lazio con al centro lo straordinario patrimonio culturale e naturale della Tuscia e dei Cimini. 

Quest'insieme di iniziative sono state possibili per la scelta fatta sin dal primo momento sul tema fondamentale della governance. Nel governo del biodistretto l'architrave sono i produttori e il mondo delle associazioni, ma le colonne sono le amministrazioni locali. È una sistema di gestione faticoso, ma prezioso. Trasformare l'insieme dei Comuni in una comunità che abbia le stesse priorità e finalità è obbligatorio se guardiamo al futuro, ma è di enorme difficoltà se pensiamo al campanilismo e al particolarismo storico dei nostri enti locali.

Il documento completo si può scaricare QUI

Sito web: https://biodistrettoamerina.com/

Fonte: Pianeta PSR

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