SOILVEG – produzione orticola biologica con la tecnica del rullo pacciamante: test in corso in 9 paesi europei. (EN)

18/07/2017
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SoilVeg è un innovativo progetto di ricerca europeo che studia, attraverso l’utilizzo del rullo pacciamante, la tecnica della non lavorazione e/o lavorazione ridotta in orticoltura biologica. Lo scopo del progetto è valutare come la non lavorazione e l’introduzione di colture di servizio agroecologico favoriscano la conservazione della fertilità del suolo, la biodiversità e il risparmio energetico.  

In agricoltura biologica, le tecniche della non lavorazione si basano sull’utilizzo del rullo pacciamante – attrezzo che termina le colture di servizio agro-ecologico attraverso il loro allettamento prima dell’impianto della coltura da reddito. Il rullo ha dimostrato avere grandi potenzialità per la conservazione della qualità e della fertilità del suolo, per il miglioramento della biodiversità e il risparmio energetico ed è perciò uno strumento di grande interesse per gli agricoltori biologici di tutto il mondo.  Inoltre, data la sua potenzialità di ridurre la perdita degli elementi nutritivi (ad esempio, l’azoto) dal sistema suolo/pianta e le emissioni di gas serra, la sua applicazione produrrebbe benefici per la società intera.

Tuttavia, introdurre tecniche di non lavorazione è molto impegnativo e spesso riduce la resa e la qualità del raccolto, soprattutto nei paesi dell'Europa settentrionale, dove le condizioni del suolo e del clima possono limitarne l'utilizzo.  

Giunti a metà del progetto SOILVEG, le prime evidenze e i risultati preliminari che abbiamo ottenuto sono:

  • La scelta delle specie di servizio agroecologico e le proporzioni delle diverse specie e famiglie negli eventuali miscugli di semina sono aspetti cruciali da considerare per ottimizzare localmente la tecnica del rullo pacciamante. Infatti, la capacità delle colture di servizio di produrre una biomassa di qualità e quantità adeguata è stato individuato quale aspetto critico che merita ulteriore approfondimento. Inoltre, il cantiere di lavoro -  ovvero le macchine utilizzate per la terminazione della coltura di servizio ecologico ed il successivo trapianto diretto della coltura da reddito - devono essere adattate alle condizioni specifiche del suolo;
  • In generale, abbiamo osservato una riduzione delle rese nelle parcelle gestite con la tecnica della non lavorazione rispetto a quelle gestite con il sovescio. La riduzione del rendimento può variare anche del 50% rispetto alle migliori parcelle test lavorate. In queste ultime, si è riscontrata la presenza di radici orizzontali più grandi e più profonde;  
  • Finora, non sono state osservate differenze significative tra le parcelle non lavorate e quelle lavorate (es. con il sovescio) per quanto riguarda la disponibilità di sostanze nutritive. Tuttavia, le prime misure sembrano evidenziare come il sistema di non lavorazione abbia un impatto positivo sui alcuni parametri microbici, importanti indicatori della qualità del suolo;
  • In generale, la densità delle infestanti è stata notevolmente inferiore nel non lavorato rispetto al lavorato, sia con il sovescio che senza la coltura di copertura di servizio agroecologico. Sempre per quanto riguarda le infestanti, i risultati preliminari indicano che le comunità vegetali che si stabiliscono nelle parcelle lavorate in cui è stato praticato il sovescio sono state caratterizzate da piante infestanti annuali più competitive, con maggiore superficie fogliare specifica, maggiore altezza e con più lungo periodo di fioritura;
  • La biodiversità delle comunità di artropodi predatori del suolo è aumentata a seguito della non lavorazione. Infatti, la densità dei coleotteri del suolo (Carabidae), di altri insetti predatori (es. Staphylinidae), e in alcuni paesi anche di ragni, è risultata maggiore rispetto alle parcelle test lavorate.
  • Il consumo energetico è stato ridotto in media del 20% per unità di superficie nelle parcelle non lavorate rispetto alle varianti lavorate con il sovescio;
  • I risultati sulle emissioni di gas serra sono stati ottenuti con due dei più comuni modelli si simulazione dei sistemi colturali (EPIC e Daycent) opportunamente modificati e validati per simulare gli effetti della terminazione tramite rullo delle colture di servizio agroecologico. La simulazione delle dinamiche del carbonio e dell’azoto nel suolo è stata effettuata su base annuale, con varie tipologie e miscele di semina delle colture di servizio agroecologico, sia per la tecnica del sovescio che per la non lavorazione: entrambi i modelli hanno mostrato che le emissioni di CO2 e N2O sono minori nella non lavorazione.

I risultati fin qui ottenuti hanno dimostrato grande variabilità e, come ci si aspettava, sono stati fortemente influenzati dal clima e dalle condizioni del terreno a livello locale. Ciononostante, entro la fine del progetto, ci aspettiamo di riuscire ad identificare le principali criticità della tecnica di non lavorazione basata sull’utilizzo del rullo pacciamante. I ricercatori sono infatti impegnati nell’adattare questa tecnica alle necessità locali, migliorando sia l’aspetto tecnico che quello ambientale e, allo stesso tempo, riducendo il suo impatto negativo su qualità e quantità della produzione. Al contempo, nei paesi coinvolti, gli agricoltori partecipano al processo di miglioramento scambiando tra di loro e con i ricercatori esperienze sull’utilizzo del rullo pacciamante per la terminazione delle colture di servizio agro-ecologico e sulle tecniche di non lavorazione.

Il LINK al progetto su SINAB

SOLIVEG press release

Fonte: CREA - Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l'analisi dell'Economia Agraria - AA - Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente

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