Residualità di acaricidi utilizzati contro la varroasi nella cera di alveari in conversione al metodo biologico

Coordinatore: 
Ente finanziatore: 
MiPAAF
Data inizio: 
01/01/1999
Data fine: 
31/12/2004


In seguito alla diffusione in quasi tutto il mondo
dell’acaro parassita
Varroa destructor,
gli apicoltori devono effettuare trattamenti ai propri alveari per
salvaguardare le colonie. I prodotti utilizzati sono per la maggior parte di
natura lipofila e residuano nella cera. Nella conversione al metodo biologico i
favi vecchi devono essere sostituiti, ma è stato osservato che la cera nuova
può essere contaminata dai favi vecchi ancora presenti nell’alveare. Tuttavia
sostituire tutti i favi contemporaneamente è molto oneroso e spesso
difficilmente praticabile. Questa ricerca mirava quindi a valutare la
differenza tra due metodi di sostituzione, uno lento ed uno rapido, in termini
di abbattimento dei livelli residuali degli acaricidi presenti nella cera d’api.



L’acaro parassita Varroa destructor colpisce Apis
mellifera
in quasi tutte le zone in cui è diffusa l’apicoltura come
attività zootecnica. Per salvaguardare le colonie è necessario intervenire con
trattamenti chimici, tradizionalmente a base di piretroidi o esteri fosforici,
sostanze di natura lipofila, che possono quindi residuare nella cera dei favi
dell’alveare. Tuttavia è possibile controllare la popolazione dell’acaro anche
con sostanze di origine naturale, quali acidi organici (in particolare ossalico
e formico) e terpeni (timolo). Gli apicoltori che convertono i propri
allevamenti al metodo di produzione biologico, devono, ai sensi del Reg. CE
1804/99, devono affrontare il problema del ricambio della cara nell’alveare,
poiché sostituire tutti i favi in una stagione è oneroso e spesso non
possibile, ma la sostituzione graduale comporta la contaminazione della cera
vergine da parte dei favi vecchi contenenti residui. Nell’esperimento descritto
si sono quindi confrontati, in base ai livelli di contaminazione della cera
nuova, due metodi di sostituzione della cera, metodo “rapido” in cui la
sostituzione è avvenuta in due anni, e metodo “lento” in cui la sostituzione è
avvenuta in 5 anni. Sono stati considerati i prodotti acaricidi più comunemente
usati dagli apicoltori negli ultimi 15 anni, registrati per l’uso sulle api e
non: Perizin e Asuntol (cumafos), Apistan (fluvalinate), Supona (clorfenvinfos)
e per ognuno è stato selezionato un apiario in cui era in uso. Differenze
significative tra le due modalità di ricambio sono state osservate solamente
negli alveari precedentemente trattati con Apistan, nel terzo anno, a conferma
dell’elevata lipofilìa del fluvalinate. I livelli di residui nei favi nuovi a 3
anni dall’inizio della conversione erano significativamente più bassi dei
livelli iniziali per tutti i prodotti considerati. La contaminazione diretta
della cera (avvenuta durante il trattamento), misurata all’inizio
dell’esperimento, era più elevata negli alveari trattati con Asuntol e più
bassa in quelli trattati con Perizin. Nel miele, residui a livelli più elevati
degli MRL sono stati trovato solo nell’apiario trattato con Asuntol,
sottolineando i rischi connessi all’uso di prodotti non registrati per l’uso
specifico in apicoltura.


Lodesani M., Colombo R., Serra G., Carpana E.,
Sabatini A.G. (2001) Apicoltura biologica: requisiti, adempimenti e punti
critici. L'Ape nostra amica, n. 6:21-33.

 

Lodesani M., Costa C., Bigliardi M., Colombo R.
(2003) – Acaricide residues in bee wax and organic beekeeping – Apiacta 38:
31-33

 

Costa C., Lodesani M., Serra G., Colombo R. (2006)
– Monitoraggio di residui di acaricidi in cera italiana. Apoidea 1: 10-17.

 

Lodesani M., Costa C., Serra G., Colombo R.,
Sabatini A.G. (2008) - Acaricide residues in beeswax after conversion to
organic beekeeping methods. Apidologie 39: 324-333.


In seguito alla diffusione in quasi tutto il mondo
dell’acaro parassita
Varroa destructor,
gli apicoltori devono effettuare trattamenti ai propri alveari per
salvaguardare le colonie. I prodotti utilizzati sono per la maggior parte di
natura lipofila e residuano nella cera. Nella conversione al metodo biologico i
favi vecchi devono essere sostituiti, ma è stato osservato che la cera nuova
può essere contaminata dai favi vecchi ancora presenti nell’alveare. Tuttavia
sostituire tutti i favi contemporaneamente è molto oneroso e spesso
difficilmente praticabile. Questa ricerca mirava quindi a valutare la
differenza tra due metodi di sostituzione, uno lento ed uno rapido, in termini
di abbattimento dei livelli residuali degli acaricidi presenti nella cera d’api.


L’acaro parassita Varroa destructor colpisce Apis
mellifera
in quasi tutte le zone in cui è diffusa l’apicoltura come
attività zootecnica. Per salvaguardare le colonie è necessario intervenire con
trattamenti chimici, tradizionalmente a base di piretroidi o esteri fosforici,
sostanze di natura lipofila, che possono quindi residuare nella cera dei favi
dell’alveare. Tuttavia è possibile controllare la popolazione dell’acaro anche
con sostanze di origine naturale, quali acidi organici (in particolare ossalico
e formico) e terpeni (timolo). Gli apicoltori che convertono i propri
allevamenti al metodo di produzione biologico, devono, ai sensi del Reg. CE
1804/99, devono affrontare il problema del ricambio della cara nell’alveare,
poiché sostituire tutti i favi in una stagione è oneroso e spesso non
possibile, ma la sostituzione graduale comporta la contaminazione della cera
vergine da parte dei favi vecchi contenenti residui. Nell’esperimento descritto
si sono quindi confrontati, in base ai livelli di contaminazione della cera
nuova, due metodi di sostituzione della cera, metodo “rapido” in cui la
sostituzione è avvenuta in due anni, e metodo “lento” in cui la sostituzione è
avvenuta in 5 anni. Sono stati considerati i prodotti acaricidi più comunemente
usati dagli apicoltori negli ultimi 15 anni, registrati per l’uso sulle api e
non: Perizin e Asuntol (cumafos), Apistan (fluvalinate), Supona (clorfenvinfos)
e per ognuno è stato selezionato un apiario in cui era in uso. Differenze
significative tra le due modalità di ricambio sono state osservate solamente
negli alveari precedentemente trattati con Apistan, nel terzo anno, a conferma
dell’elevata lipofilìa del fluvalinate. I livelli di residui nei favi nuovi a 3
anni dall’inizio della conversione erano significativamente più bassi dei
livelli iniziali per tutti i prodotti considerati. La contaminazione diretta
della cera (avvenuta durante il trattamento), misurata all’inizio
dell’esperimento, era più elevata negli alveari trattati con Asuntol e più
bassa in quelli trattati con Perizin. Nel miele, residui a livelli più elevati
degli MRL sono stati trovato solo nell’apiario trattato con Asuntol,
sottolineando i rischi connessi all’uso di prodotti non registrati per l’uso
specifico in apicoltura.

Pubblicazioni: 


Lodesani M., Colombo R., Serra G., Carpana E.,
Sabatini A.G. (2001) Apicoltura biologica: requisiti, adempimenti e punti
critici. L'Ape nostra amica, n. 6:21-33.

Lodesani M., Costa C., Bigliardi M., Colombo R.
(2003) – Acaricide residues in bee wax and organic beekeeping – Apiacta 38:
31-33

Costa C., Lodesani M., Serra G., Colombo R. (2006)
– Monitoraggio di residui di acaricidi in cera italiana. Apoidea 1: 10-17.

Lodesani M., Costa C., Serra G., Colombo R.,
Sabatini A.G. (2008) - Acaricide residues in beeswax after conversion to
organic beekeeping methods. Apidologie 39: 324-333.

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Recensioni: 
Info varie: 

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