Gli agricoltori di tanti Paesi in via di sviluppo potrebbero raddoppiare i propri raccolti nei prossimi dieci anni introducendo un’agricoltura svincolata dall’uso di pesticidi e fertilizzanti. Lo sostiene il nuovo rapporto delle Nazioni Unite, intitolato “Agroecologia e diritto al cibo”. “Il futuro dell’agricoltura – spiega l’autore del rapporto Olivier Schutter – è un sistema che prende in considerazione non solo l’aspetto produttivo ma anche la dimensione ecologica, socioeconomica e culturale dell’agroecositema”. Numerosi studi hanno dimostrato che l’agricoltura intensiva sembrerebbe non essere più l’opzione migliore. In Bangladesh e Vietnam si è riusciti a ridurre l’uso degli insetticidi del 92% nei campi di riso impiegando anatre per allontanare gli insetti, aumentando contestualmente i raccolti. Il futuro per l’Europa potrebbe essere l’agricoltura biologica, spiegano alcuni esperti di economia alimentare. Secondo l’economista e ambientalista Lester Brown, “Con colture biologiche la produttività è pressoché identica. L’agricoltura biologica svolge un ruolo importante quando sussiste carenza di materia organica. L’agricoltura chimica ha esaurito il ciclo dei nutrienti del suolo. Ogni anno gli Usa esportano 90 milioni di tonnellate di cereali, che contengono 3-4 milioni di tonnellate di fosforo, azoto e potassio. L’urbanizzazione, insieme al commercio internazionale, ha distrutto il circolo degli elementi nutritivi della terra”. Per questo nei paesi occidentali può servire l’agricoltura biologica.<br><br>“Terra”, 13 marzo 2011, p. 6.<br><br>