<br>La grave crisi economica attuale sta registrando una flessione dei consumi, anche alimentari. Inoltre, la forbice tra input e output determina grosse difficoltà per le imprese agricole. La cosiddetta filiera ‘lunga’ determina l’allargamento dei margini di ciascun passaggio intermedio, amplificando in tal modo il divario tra il prezzo all’origine del produttore e quello al consumo. I prodotti biologici non fanno eccezione a questo problema. La filiera diretta, o comunque organizzata e ridotta, può essere una valida risposta finalizzata sia a ridurre l’incremento dei prezzi lungo la catena distributiva, sia a creare un nuovo modello di sviluppo basato sul rispetto ambientale, sulla diversificazione dei processi produttivi, sulla sinergia tra biologico e naturalità, tra tradizione e innovazione, tra consumatori e produttori. AIAB in questi anni ha attivato vari esperimenti: una di questa è l’esperienza GODO (Gruppi Organizzati di Domanda e Offerta), l’idea di base è creare un gruppo di produttori e consumatori che promuovano un consumo responsabile basato sui prodotti territoriali, sulla vendita diretta e sulla stagionalità. I gruppi organizzati assicurano un prezzo giusto sia per gli operatori agricoli che per i consumatori, considerandoli parte di uno stesso sistema. Un’altra iniziativa importante promossa da AIAB Marche ha coinvolto i propri soci produttori per aprire un punto vendita per effettuare una vendita diretta organizzata, cioè come un GODO appunto, e affiancare il lavoro dei GAS della città aiutandoli a reperire i prodotti e fornendo anche una base logistica di mini piattaforma. C’è poi l’iniziativa partita nel 2007 della Città dell’Altra Economia (CAE) all’ex Mattatoio di Testaccio a Roma. E’ il primo spazio in Europa a essere dedicato alle pratiche economiche caratterizzate dall’uso di processi a basso impatto ambientale. Il negozio del biologico è gestito direttamente dai produttori e vende prodotti provenienti dalle aziende biologiche locali. Un altro importante strumento per ‘accorciare la catena alimentare’ è data dall’organizzazione delle filiere dei prodotti come le granaglie, che necessitano di trasformazione per essere consumate. La filiera del grano è stata messa sotto accusa negli ultimi tempi a causa di uno scandalo che ha messo in discussione sia il sistema di reperimento del prodotto che quello di garanzia. Una soluzione a ciò potrebbe essere quella di creare delle filiere garantite e italiane con una tracciabilità espressa in etichetta. Nella sperimentazione di percorsi alternativi AIAB sta guardando con interesse anche all’e-commerce e alla ristorazione collettiva.<br><br>“Bioagricultura”, n. 131 gennaio/febbraio 2012, p. 24-25.<br><br><br>