“Agricoltura biologica in Turchia”, di Fazıla Mat.

L’agricoltura è sempre stata una risorsa economica fondamentale per la Turchia, grazie anche alla varietà delle regioni e del clima, e quella biologica (1,6% del totale) è indirizzata prevalentemente all'esportazione. Molto però sta cambiando, e la Turchia si colloca al settimo posto nella produzione agricola mondiale. Tuttavia l’agricoltura è essenzialmente caratterizzata da attività a gestione familiare in terreni che risultano particolarmente frammentati. Inoltre, fattori come la mancanza di una forte politica e strategia nazionale di sviluppo per il settore primario, il basso livello di istruzione delle popolazioni rurali, l’isolamento e le difficoltà per i piccoli agricoltori ad accedere alle risorse finanziarie per sopravvivere alla competizione delle grandi aziende agricole, hanno causato negli anni l’abbandono dell’attività da parte di numerosi coltivatori. Un’inversione di tendenza all’interno del quadro agricolo del Paese deriva però dal settore biologico, che negli ultimi anni sta attirando un gruppo sempre più vasto di coltivatori. L’agricoltura biologica costituisce solo l’1,6% della coltivazione complessiva del Paese, ma negli ultimi venti anni ha visto moltiplicare notevolmente il numero degli agricoltori impegnati in questo campo, diventati dai 313 del 1990 ai 42.097 attuali. Le varietà coltivate sono salite da 8 a 216 e le aree utilizzate per la coltura, estese da 1.037 a 383.782 ettari (TÜGEM 2011). Le politiche agricole del governo a favore della coltivazione biologica (con sovvenzioni o riduzioni del tasso di interesse dei crediti) e l’introduzione di corsi specifici nelle università, operano a sostegno di questa tendenza Sin dall’inizio la coltivazione biologica in Turchia si è orientata all’esportazione, e ancora oggi è destinata per l’85% ai mercati esteri.&nbsp; Per quanto riguarda il mercato locale, invece, la strada da percorrere appare ancora lunga e la domanda interna oggi coinvolge solo una ristretta fascia sociale con un potere d’acquisto medio-alto, più attenta ai temi dell’ambiente e della salute.&nbsp; Lo sviluppo dell’agricoltura biologica in Turchia risulta però legato anche alla sopravvivenza dei semi “autoctoni”, la cui vendita è stata vietata con la legge sull’agricoltura del 2006, a meno che non siano brevettate.&nbsp; Per il ministero dell’Agricoltura tale legge oltre a diminuire la dipendenza estera della Turchia nel rifornimento di semi, servirebbe a ristrutturare il settore aumentando la produzione locale. Sono di tutt’altro avviso i coltivatori e le associazioni agricole che vedono nella legge un invito rivolto alle società turche e straniere a monopolizzare i brevetti dei semi.&nbsp; Vietata la vendita dei semi non brevettati, gli agricoltori hanno pensato di costituire delle reti di scambio di semi mirate a proteggere la varietà dei sapori tradizionali del Paese. E da qualche anno alcuni comuni organizzano delle sagre in cui gli agricoltori si scambiano semi conservati anche da decenni nelle loro cassapanche. In questo modo i produttori riescono ad avere semi diversi dai propri, ma anche a confrontare le proprie esperienze e discutere sui problemi comuni.<BR><BR>“Osservatorio Balcani e Caucaso”, 7 marzo 2012, <A href="http://www.balcanicaucaso.org/">http://www.balcanicaucaso.org/</A><BR><…;