Agricoltura biologica, lo studio che ridisegna il rapporto tra resa e biodiversità, di Tommaso Tautonico

La contrapposizione tra agricoltura biologica e produttività non è così lineare come spesso viene raccontato. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato su Nature Sustainability, “Optimizing biodiversity, multifunctionality and yield when transitioning to organic farming”, il quale mostra che rese agricole, biodiversità del suolo e funzioni ecosistemiche possono convivere, soprattutto in paesaggi con una quota rilevante di coltivazioni biologiche e nei terreni più degradati. Come sottolinea l’autore dell’articolo, che si può leggere QUI, il lavoro firmato da Laura García-Velázquez e colleghi parte da un punto ormai noto: l’intensificazione agricola aumenta la produzione, ma spesso lo fa a costo di un declino della biodiversità e delle funzioni del suolo. Per questo molte politiche ambientali puntano a espandere il biologico, pur con il timore che questa transizione comporti perdite di resa e minore disponibilità di nutrienti come azoto e fosforo. Per verificare quanto questo timore sia fondato, i ricercatori hanno confrontato agricoltura convenzionale e agricoltura biologica su scala globale, misurando la ricchezza di sei gruppi faunistici e microbici del suolo, 21 indicatori di funzionamento ecosistemico e la resa delle colture.

Il risultato più interessante è che rese elevate non si accompagnano necessariamente a un peggioramento della biodiversità del suolo, della multifunzionalità ecosistemica o della disponibilità di azoto. Lo studio parla anzi di correlazioni spesso positive tra questi elementi. In altre parole, l’idea secondo cui più produzione significhi inevitabilmente meno biodiversità non trova in questa analisi una conferma automatica.

Fonte: Alternativa Sostenibile