<br>Secondo un’analisi Coldiretti-Swg, in Italia la spesa di prodotti
biologici interessa 8 milioni di persone, con un aumento del 23% negli
ultimi 12 mesi, cioè proprio in tempi di recessione. Il mercato del
biologico italiano vale ormai 2,5 miliardi di euro, circa l’1,5%
dell’agroalimentare confezionato, coinvolgendo più di 50mila aziende,
per 1milione di ettari coltivati (primi in Europa e quinti nel mondo).
Un boom che sta traghettando un settore di nicchia verso trend di
mercato sempre più importanti: lo dimostrano i dati di Legambiente
secondo i quali 7 famiglie su 10 sono interessate a prodotti bio, e
quelli di Bio Bank che evidenziano come le mense scolastiche siano
cresciute del 20% negli ultimi due anni, così come anche le aziende a
vendita diretta (+47%), l’e-commerce (+39%) e i gruppi di acquisto
solidale (+66%). Un fermento che ha mosso il Parlamento con un disegno
di legge, firmato dall’ex ministro dell’agricoltura Paolo De Castro.
“Quello che era l’anello debole della catena, si sta irrobustendo
facendo da volano per tutto il settore” spiega Andrea Ferrante,
presidente di Aiab, l’associazione per l’agricoltura biologica
italiana. Intanto, si è appena celebrato il matrimonio tra Ecor e
Naturasì, dando vita ad una realtà che va dalla produzione alla
distribuzione fino alla vendita diretta. E ora anche la grande
distribuzione organizzata ha progetti in questa direzione, come
sottolinea Fabrizio Ceccarelli, responsabile delle linee bio di Coop
Italia: “Il nostro impegno punta a politiche di prezzo contenute per i
prodotti bio in private label, arrivando a costi perfino inferiori a
quelli tradizionali di marca. I risultati ci stanno dando ragione con
un +15% di vendite nel 2008”.<br><br><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica – Affari&Finanza”, 23 febbraio 2009, p. 14.<br>