“Altri mille falsi sono in circolazione”, di Davide Paolini.

La storia intorno al parmesan – termine con il quale da anni viene
contrabbandato il falso parmigiano-reggiano in Europa e in particolare
in Germania, ma anche e soprattutto negli Stati Uniti, in Australia, in
Sud America – ha avuto un suo epilogo. La Corte di Giustizia europea ha
riconosciuto la non genericità del termine Parmesan che può essere
utilizzato unicamente dai detentori della Dop parmigiano reggiano, ma
non ha condannato la Germania, in quanto uno Stato membro, secondo la
Corte, non è tenuto ad intervenire d’ufficio per la protezione della
denominazione. Un precedente davvero pericoloso, perché il mancato
obbligo agli Stati membri di far rispettare una normativa, varata dalla
stessa Ue, mette in pericolo di imitazioni quei prodotti Dop minori per
giro economico e notorietà, che non sono in grado di controllare i vari
mercati. Viene da chiedersi chi controllerà il Parmesan prodotto in
Germania ed esportato sui mercati d’oltreoceano, perché la Commissione
Ue , nonché la Corte di Giustizia, non hanno alcuna legittimità
nell’intervenire su quanto accade fuori dei confini comunitari. Di
conseguenza il Parmesan prodotto in grandi quantitativi in Australia ed
esposto nei negozi più alla moda di New York, Los Angeles, Montreal o
Toronto non potrà essere bloccato. Una contraffazione che colpisce
anche altri prodotti, dalla mozzarella al prosciutto di Parma, dal san
Daniele ai salami milanesi e alle soppresse. L’imitazione dei prodotti
è un chiaro segno di un’offerta carente di fronte ad una domanda in
forte crescita. Ma l’interrogativo, anche di fronte a questa sentenza,
è se le Dop e le Igp hanno ancora un valore in un sistema sempre più
globale e sempre più irrispettoso delle regole di Stati che vogliono
difendere l’origine, quali l’Unione europea.<br><i>Fonte di informazione:</i> “Il Sole 24 Ore”, 27 febbraio 2008, pg. 19.