Api, miele e biodiversità: dal CREA una lettura integrata dell’apicoltura italiana (c’è anche il biologico)

Il rapporto Honey Cost 2023-2024, realizzato dal CREA, offre la prima analisi statistica europea sui costi dell’apicoltura. L’Italia conferma il proprio ruolo di rilievo nel settore con oltre 1,5 milioni di alveari. Lo studio evidenzia un comparto dinamico, caratterizzato da forti differenze territoriali e produttive. Accanto ai piccoli apicoltori, cresce un’apicoltura professionale orientata alla qualità, al nomadismo e alla sostenibilità. Le 769 aziende analizzate mostrano un settore in evoluzione, in cui innovazione e ricambio generazionale assumono un ruolo centrale. Tuttavia, la sostenibilità economica resta fragile. La resa media è di circa 19 kg di miele per alveare, con una produttività di 186 euro e una redditività inferiore a 65 euro per alveare. I costi di produzione, pari a circa 9,7 euro/kg, incidono fortemente sulla competitività. La produzione nazionale, stimata in 44 mila tonnellate, è in ripresa ma continua a subire gli effetti del cambiamento climatico. Eventi estremi e fioriture compromesse rendono difficile la programmazione aziendale. Sul mercato pesano anche le importazioni a basso costo e una domanda poco vivace. Un’altra sfida è rappresentata dalle malattie e dai parassiti che minacciano la salute delle api. La tutela degli alveari è fondamentale non solo per la produzione di miele, ma anche per l’impollinazione e la biodiversità. Il rapporto sottolinea la necessità di integrare aspetti economici, ambientali e sanitari nelle politiche di settore. Honey Cost proseguirà con rilevazioni annuali per monitorare l’evoluzione dell’apicoltura italiana e supportarne lo sviluppo futuro.

Fonte: CREA