<div style="text-align: justify;"><b></b>L’olio
biologico è solo l’olio ottenuto e prodotto con olive provenienti da
agricoltura biologica. Ma per essere venduto con l’etichettatura
consentita deve risultare adatto all’alimentazione umana, cioè può
essere solo extravergine (cioè il grado di acidità deve essere
inferiore al 1%9 o vergine (con acidità inferiore al 2%). Deve essere
privo di difetti e di sapori anomali. Per potersi fregiare del marchio
con l’indicazione “Prodotto ottenuto da agricoltura biologica” e
necessario che tutti gli operatori coinvolti (olivicoltori, frantoi
ani, imbottigliatori e commercianti) siano assoggettati al regime di
controllo di un organismo riconosciuto dallo Stato, mediante l’invio di
un apposito modulo (detto notifica) alla regione e all’organismo
prescelto. Nel 2006 sono state nella sola Puglia oltre quattromila le
domande inviate dagli imprenditori agricoli per accedere alle misure
previste dal Piano di Sviluppo Regionale che riservava contributi ala
scelta del biologico. Secondo le associazioni “è fondamentale arrivare
ad una trasparenza all’interno della filiera rispetto ai prezzi di
mercato. Il differenziale di prezzo tra i prodotti biologici rispetto a
quelli convenzionali resta molto accentuato nella fase al consumo, non
di certo all’origine”. Negli ultimi due anni, il numero dei produttori
è tornato a crescere tanto. Contestualmente continua anche l’aumento
dei consumi, delle ditte di trasformazione e dei servizi connessi alla
filiera. Le pratiche bio interessano tutti i comparti agricoli: olivo
(25%), cereali (26%), foraggiere (24%), frutta (5%), colture
industriali – barbabietole da zucchero, soia, girasole, colza, pomodoro
da industria – (6%).<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 29 novembre 2007, pg. 20.