Dalla piccola bottega al “tradimento” dell’Iper, di Rosa Maria Bertino

<div style="text-align: justify;">Secondo
il nuovo censimento Bio Bank il numero dei negozi specializzati è
stabile: 1.030 nel 2004 contro i 1.026 del 2003. Mai come ora, però, i
negozi bio stanno cambiando: l’aggregazione per molti è un’ancora di
salvezza in un mercato che si è ristretto a fisarmonica e deve fare i
conti con la concorrenza sui prezzi. Ecco perché le reti di negozi
continuano a proliferare: con la formula classica del franchising, come
nel caso di NaturaSì, con le nuove aggregazioni spinte dai distributori
di alimenti biologici, come Ecor o con le adesioni a progetti mirati,
come per Econauta. Nella dinamica tra i vari canali distributivi, i
supermercati indubbiamente hanno innescato l’abbassamento dei prezzi
dei prodotti bio, toccando però nuove fasce di consumatori che
difficilmente sarebbero entrate in un negozio bio. L’assortimento di un
supermercato non potrà però mai competere con quello di un negozio
specializzato: le catene della grande distribuzione che hanno più
investito nel biologico dichiarano qualche centinaio di referenze; un
negozio di alimenti bio ne ha alcune migliaia. Una gamma imbattibile
che, unita alle conoscenze specifiche, determina il punto di forza
degli specializzati. <br></div><i>Fonte di informazione:</i> «Agricoltura», n. 5, maggio, pp. 52-53