“E per il bio l’Italia è all’avanguardia”, di Luca Palmieri.

L’Italia è al primo posto per superficie in Europa per coltivazioni
biologiche (oltre un milione di ettari), e al secondo posto nel mondo,
dopo il Messico, per il numero delle aziende di settore (circa 50
mila). Ciò dimostra la sensibilità dell’Italia ai temi della
sostenibilità in agricoltura, argomento che è stato al centro del
convegno “Avanzamento delle conoscenze e agricoltura biologica: le
nuove frontiere per il bio” organizzato a Roma dal Dipartimento
agroalimentare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in
collaborazione con il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in
Agricoltura (Cra) e l’Associazione Italiana per l’Agricoltura biologica
(Aiab). Un incontro di grande successo per il numero dei ricercatori
intervenuti. Anche se per far compiere al settore il definitivo salto
di qualità restano ancora diversi passi. Secondo i dati Coldiretti-Ispo
il fatturato del biologico in Italia è stimato in 1,5 miliardi di euro,
ma nel complesso del mercato dei prodotti agroalimentari costituisce
solamente il 2%. Un fattore importante di sviluppo è quello della
ricerca scientifica, ancora non abbastanza forte. Mauro Gamboni del
Dipartimento agroalimentare del Cnr spiega “Si devono rendere più
competitivi imprese e prodotti biologici, attraverso una crescita del
livello delle conoscenze e il sostegno ad una più mirata ricerca a
carattere interdisciplinare. Stiamo lavorando per promuovere
collaborazioni tra mondo della ricerca e produttori”. A questo scopo
Aiab, associazione di settore che lavora a stretto contatto con il
Mipaaf, ha dato vita ad una Fondazione (con fondi privati) per le
ricerche biologiche e biodinamiche. Una delle iniziative è un progetto
europeo per avviare un regolamento sul vino biologico, di cui l’Italia
è il primo produttore. Il Cnr ha presentato nel corso del convegno le
sue attività in merito, come i nuovi biosensori applicabili per il
monitoraggio dell’inquinamento ambientale, la valutazione della qualità
dei cibi, la valorizzazione di produzioni tipiche e l’individuazione di
Ogm. <br><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica – Affari e Finanza”, 28 aprile 2008, pg. 51.