<div style="text-align: justify;">La
maggioranza dell’energia primaria dell’Europa è di origine fossile , di
cui la metà è petrolio ed il restante metano e carbone in parti uguali.
Tra questi, particolarmente critica è la situazione del petrolio per i
trasporti, in quanto non si è trovato ancora un valido sostitutivo. In
Italia, ad oggi, vi sono 500 auto ogni 1000 abitanti, che portano ad un
consumo annuo di 42 tonnellate di petrolio equivalente (Tep). E’
evidente quindi la necessità di sviluppare nuovi biocarburanti e di
utilizzare l’etanolo al posto dei fossili. Gli Stati Uniti stanno
spingendo l’accelleratore sulla produzione di bio-etanolo, e oggi il
13% della produzione di cereali viene utilizzata per i trasporti.
Purtroppo rappresenta solo il 3% dei consumi. Chiaramente sono
necessari nuovi metodi per arrivare alla sostituzione del 30% dei
fossili per il trasporto, e l’US Department of Energy (Doe) vorrebbe
arrivare al 2030 con un’alternativa, che permetta di non mettere in
pericolo la produzione agricola per l’uomo e gli animali. Le attuali
metodologie hanno come scopo quello di aumentare il rapporto tra la
quantità di energia ricavata e la quantità di energia necessaria per
fabbricarla. Ad esempio, la pianta della colza produce circa 2 o 3
volte l’energia necessaria per fabbricarla (1.500 litri/ettaro): una
produttività troppo debole, il bio-etanolo prodotto invece a partire da
betterave ha un rendimento di circa 4 volte maggiore (6.000
litri/ettaro). Ma attualmente si stanno sviluppando ben più ricchi
bio-etanoli di seconda generazione, prodotti a partire da materiali
legno-cellulosici (tessuti di sostegno delle piante): queste piante
hanno un bilancio energetico altamente positivo in quanto sono in grado
di produrre fino a 15 volte l’energia consumata. Un esempio tipico è il
Miscanthus giganteum, un arbusto originario dal Giappone, Cina e isole
del Pacifico. Cresce in suoli moderatamente umidi e vive in suoli
troppo poveri per le colture tradizionali. Le piante possono essere sia
semplicemente bruciate con un’elevata efficienza energetica (60% del
carbone) o convertite in etanolo. Si possono produrre 12
tonnellate/ettaro di piante secche, pari a 36 barili di petrolio. Ma
all’Università dell’Illinois si è riusciti a quintuplicare la resa e
raggiungere le 60 tonnellate/ettaro (180 barili di petrolio/ettaro),
che convertito in etanolo equivale a 14.000 litri/ettaro che potranno
diventare 35.000 litri/ettaro in seguito a miglioramenti. Un
quantitativo 23 volte quello della colza. Un’altra alternativa è la
popolare pianta di pioppo, la cui produttività annuale è di 25
tonnellate per ettaro, corrispondenti a 6.500 litri di etanolo. Con
modifiche genetiche la resa può salire a circa 10.000 litri/ettaro.
L’Europa dei 25 ha 300 milioni di ettari coltivati e 200 milioni di
veicoli. Con 15.000 litri/ettaro (Miscanthus), la superficie coltivata
per una totale sostituzione rappresenterebbe il 7% del totale. Questa
pianta offre quindi una straordinaria possibilità di sostituzione
ecologica e rinnovabile della benzina in tempi relativamente brevi.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> ''Corriere della Sera'' del 1 maggio 2007, pg. 1.