<div style="text-align: justify;">Il progetto
“étiquette-carbone” (che misurano le emissioni di anidride carbonica) è
figlio della sensibilità ecologista dei governi di Francia e
Inghilterra. E’ stato il presidente Sarkozy ha sdoganare il sogno con
il diktat alla Conferenza sul clima di Parigi. E così, gli articoli
della nuova legge sono già quasi completati, e il varo della normativa
atteso per il prossimo anno. Sommando alla nuova etichettatura e la
sospensione della coltura commerciale di Ogm, le direttrici di acquisto
della GDO hanno subito una brusca sterzata. Il concetto base è mettere
il consumatore – ribattezzato co-attore – al centro dei mutamenti
ambientali. In teoria, infatti, quando fa la spesa il cittadino
dovrebbe orientarsi verso cibi che incidono il meno possibile
sull’ecosistema, premiando così le aziende che lavorano secondo le
metodologie di produzione virtuosa. In realtà i co-attori sono ancora
rari, se è vero che in Francia (dati 2005 dell’Agenzia dell’Ambiente)
solo una famiglia su cinque compra prodotti biologici. In compenso, il
movimento ambientalista canadese ha appena lanciato una campagna per
promuovere l’acquisto di alimenti locali: in occasione del
“Thanksgiving Day”, che prevede tacchino e altre leccornìe, si invita
alla scelta di cibi che abbiano fatto pochissima strada dal luogo di
produzione a quello di smercio. Inoltre, anche la diffusione sempre
maggiore di “farmers market”, i mercati contadini, è improntata alla
più rigorosa diffusione “natural & local”.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica”, 27 ottobre 2007, pg.30.