Fertilizzazione in agricoltura biologica: considerazioni sulla sicurezza alimentare nei terreni ammendati con letame

In assenza di fertilizzanti sintetici, il letame animale fornisce agli agricoltori biologici una preziosa fonte di nutrienti e sostanza organica. Queste fonti di fertilità offrono una varietà di vantaggi, tra cui un migliore assorbimento di carbonio e una migliore salute del suolo. Tuttavia, è necessario prestare particolare attenzione e adottare pratiche mirate per limitare i rischi associati all’uso di questi ammendanti, poiché il letame trattato in modo inadeguato può introdurre microrganismi dannosi negli ambienti agricoli. Comprendere per quanto tempo questi microrganismi rimangono nel suolo e quali condizioni ne influenzano la sopravvivenza è importante per aiutare gli agricoltori a proteggere la sicurezza alimentare mantenendo al contempo la salute e la fertilità del suolo.

Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Food Protection ha esaminato i fattori associati alla presenza di Escherichia coli generico nei terreni ammendati con letame in 19 aziende agricole biologiche certificate in California, Maine, Minnesota e Maryland. I ricercatori hanno visitato le aziende agricole durante due stagioni di crescita, raccogliendo campioni di terreno fino a 180 giorni dopo l’applicazione del letame. Hanno quindi valutato la correlazione tra i livelli di E. coli e le pratiche di gestione del letame, le caratteristiche del suolo e le condizioni meteorologiche. È importante notare che l’E. coli generico non è in genere patogeno. Viene comunemente utilizzato come indicatore di contaminazione fecale e di condizioni che possono favorire la proliferazione di microrganismi nocivi. La sua presenza nel suolo non implica necessariamente la presenza di un ceppo patogeno o che il raccolto sia pericoloso. I ricercatori hanno scoperto che, durante i primi 60 giorni, i livelli di E. coli diminuivano, per poi aumentare nuovamente fino al 180° giorno. Questo aumento non significa necessariamente che i batteri introdotti con il letame siano sopravvissuti ininterrottamente. Ulteriori apporti da fauna selvatica, acqua, deflusso superficiale o altre fonti ambientali potrebbero contribuire all’aumento dei livelli di E. coli nel tempo. La provenienza del letame, le condizioni del suolo e le condizioni meteorologiche hanno influenzato le concentrazioni di E. coli. I terreni trattati con letame di pollame presentavano concentrazioni significativamente più elevate rispetto a quelli trattati con letame bovino. Una maggiore umidità del suolo e livelli più elevati di fosforo, zinco e manganese sono risultati positivamente associati alla presenza di E. coli, mentre un aumento delle precipitazioni e una minore velocità del vento sono stati analogamente collegati a concentrazioni più elevate. Questi risultati suggeriscono che il rischio microbiologico dipende dall’interazione tra le condizioni gestionali e ambientali e non può essere valutato trattando ogni applicazione di letame o ambiente aziendale come equivalente. Nel complesso, i risultati supportano un approccio stratificato e basato sul rischio per la gestione del letame. Gli intervalli di 90 e 120 giorni previsti dal National Organic Program (gli standard di produzione biologica dell’USDA, NdR)  forniscono una base importante, mentre l’attenzione alla provenienza del letame, alle condizioni del campo, alle condizioni meteorologiche, all’acqua, all’intrusione di animali selvatici e all’igiene può aiutare gli agricoltori biologici a ridurre ulteriormente i rischi per la sicurezza alimentare.

Fonte: The Organic Center