Fragolicoltura biologica: varietà a confronto nel cesenate, di Stefano Fochi

<div style="text-align: justify;">I
risultati delle prove, coordinate dal Crpv, finalizzate alla
valutazione del comportamento e dell’adattabilità di diversi genotipi
alla tecnica colturale “bio” in tunnel e in pieno campo. Circa il 15%
dei fragoleti del comprensorio di Forlì-Cesena è gestito con metodo
biologico, conduzione più difficile rispetto a quella convenzionale o
integrata in quanto la disponibilità di mezzi tecnici è limitata a
livello comunitario dal regolamento Cee n. 2092/91 e successive
modifiche. È quindi necessario mettere in atto tutti gli accorgimenti
agronomici possibili per permettere alle piante di svilupparsi nelle
migliori condizioni, evitando qualsiasi situazione di stress.
Particolare importanza riveste inoltre la gestione del suolo, che deve
essere rivolta al mantenimento di adeguati livelli di sostanza
organica. La fertilizzazione deve essere mirata al raggiungimento di un
equilibrato sviluppo delle piantine, senza determinare eccessivi
rigogli vegetativi, che rendono il microclima intorno alla chioma
decisamente più umido, con conseguenti effetti negativi a livello
produttivo. Risulta inoltre determinante la scelta varietale, che deve
essere rivolta verso genotipi caratterizzati da ottimi standard
quantitativi e qualitativi, con elevata rusticità e tolleranza verso i
patogeni del terreno e le principali malattie fogliari e del frutto.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> «Agricoltura», n. 6, giugno, pp. 131-133