“Frena il settore del biofuel”, di Sissi Bellomo.

<div style="text-align: justify;">Il prezzo del petrolio è ai massimi storici, ma chi sperava di
trovare una facile soluzione nei campi sta cominciando a ricredersi:
etanolo e biodisel non riescono ancora a competere con i combustibili
fossili. Dal punto di vista economico i margini di profitto si stanno
contraendo al punto che molti produttori hanno deciso di rinunciare.
Inoltre, non sembra essere vantaggioso nemmeno sotto il profilo
ambientale. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo
economico (Ocse), ha invitato i Governi a ritirare i sussidi ai
biocombustibili, poiché questi rischiano di “fornire una cura peggiore
del male”, alimentando la cosiddetta “agflazione” (o inflazione di
origine agricola) e danneggiando la natura. Poche settimane fa il
premio Nobel per la chimica Paul J. Crutzen ha pubblicato uno studio in
cui sostiene che la produzione di alcune varietà di biocombustibili
generano gas serra in quantità superiori a quelle emesse da benzine e
diesel. La responsabilità sarebbe da attribuire ai fertilizzanti, che
generano ossido di azoto. Su entrambe le coste dell’Atlantico il
problema principale è il costo elevatissimo delle materie prime (mais,
frumento, semi oleosi). In Europa, Bruxelles ha deciso di tagliare il
numero di agricoltori cui assegnare il sussidio di 45 euro per ettaro,
destinato ad incoraggiare le colture energetiche: i 90 milioni
stanziati bastavano per 2 milioni di ettari, ma i campi “da biofuel”
hanno raggiunto un’estensione di 2,84 milioni di ettari.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Il Sole 24 Ore”, 18 ottobre 2007, pg. 48.