<div style="text-align: justify;">Le quotazioni
del frumento veleggiano sempre più in alto. La giornata di ieri è stata
costellata di record: il grano tenero per consegna in novembre ha
chiuso a Parigi a 244,50 euro per tonnellata, per la prima volta dal
1998, mentre al Chicago Board of Trade la prima posizione contrattuale
del frumento ha chiuso al record di 742 cents per bushel, mettendo a
segno un rialzo del 47% rispetto all’inizio dell’anno, e dell’’84% in
12 mesi. Il clima nei mesi scorsi ha ridimensionato le aspettative
degli agricoltori in molti dei “granai” mondiali (USA e Canada, per
esempio). I prezzi alti rendono cauti gli acquirenti, ma non hanno
ancora inciso profondamente sul ritmo della domanda complessiva. La
richiesta sempre alta, gonfiata anche dall’uso di cereali per produrre
biocarburanti, lascia temere che ci sia ancora spazio per altri
rincari. La chiave di volta delle prossime settimane sarà l’Australia.
Nel 2006 i raccolti del Paese, penalizzati dalla più grave siccità
degli ultimi cent’anni, scesero sotto i 10 milioni di tonnellate, un
quantitativo irrisorio. Nei mesi scorsi le speranze di Canberra
puntavano su un ritorno di raccolti boom, vicini a 26 milioni di
tonnellate. Se il clima non si dimostrerà clemente nemmeno
nell’emisfero meridionale, i prezzi da primato rischiano di essere
surclassati prima della fine dell’anno.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Il Sole 24 Ore”, 30 agosto 2007. pg. 38.