Il conflitto nel Golfo ha fatto impennare il prezzo del gas naturale europeo del 50-75% in poche settimane. E con esso, quello dei fertilizzanti azotati: l’urea ha superato i 660 dollari per tonnellata a fine marzo 2026, contro i 400 dell’ultimo trimestre 2025. Gli agricoltori si trovano a scegliere tra produrre in perdita o non produrre affatto. L’Europa scopre, ancora una volta, quanto sia fragile un sistema alimentare costruito sulla dipendenza da input esterni. Per la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (Firab), la risposta non è solo nell’emergenza: è strutturale. L’agricoltura biologica e i modelli agroecologici non sono semplicemente una scelta ambientale o etica. Sono sistemi a bassa dipendenza esterna che riducono la vulnerabilità agli shock geopolitici, proteggono i redditi agricoli dalla compressione dei margini e contribuiscono alla sovranità alimentare europea.
Rotazioni colturali, sovescio, fertilizzanti organici locali, varietà adattate ai contesti territoriali: non sono tecnologie povere, ma approcci resilienti che permettono di produrre cibo anche quando i mercati internazionali dei fertilizzanti sono paralizzati. Un agricoltore biologico che lavora il suolo il meno possibile, usa compost e letame e mantiene copertura vegetale permanente sta già costruendo un sistema più robusto e sta già praticando il carbon farming, anche senza chiamarlo così.
Il carbon farming agroecologico trasforma il suolo in un serbatoio naturale di CO2, riducendo al tempo stesso la dipendenza dagli input esterni. Le tonnellate di carbonio accumulate possono essere certificate come crediti e vendute sul mercato, aprendo una nuova fonte di reddito per gli agricoltori, a patto che il sistema sia ben definito, regolato e verificabile. È in questa direzione che lavora l’iniziativa europea Organic Climate Network, attiva fino al 2028 in 12 paesi, con l’obiettivo di costruire un’Europa carbon-neutral e strutturalmente più resiliente.
La sovranità alimentare europea non si costruisce con l’autarchia, ma con l’autonomia strutturale: la capacità di produrre cibo in modo sufficiente e sostenibile anche quando le catene globali si interrompono. Biologico e agroecologia sono una delle leve più concrete per raggiungerla.
Fonte: HuffPost