<div style="text-align: justify;">E’
uno dei comparti più vivaci della nostra agricoltura, eppure il settore
del biologico vive ancora stagioni travagliate. Restano sullo sfondo i
problemi di sempre che si possono individuare , in estrema sintesi, con
quelli legati alle fasi della distribuzione e della vendita. Paolo
Carnemolla, presidente di Federbio, da molti anni segue questo settore
e sottolinea come il nostro paese sia il primo in Europa per numero di
aziende e per ettari investiti a biologico, ma contemporaneamente solo
il tredicesimo per i consumi. Questa è l’anomalia ormai storica del
biologico italiano. Il nocciolo della questione sta nel fatto che la
grande distribuzione, dopo aver creduto ed investito nel biologico, lo
sta decisamente abbandonando. Ma allora quali sono i canali
distributivi che credono ancora nel biologico? “Il commercio
specializzato è in forte crescita, e il prezzo non è un problema anche
se segna differenze del 15-20%” specifica Carnemolla. Ma la
problematica maggiore dell’agricoltura bio in Italia sta nel fatto di
avere la gran parte delle produzioni nelle regioni meridionali, mentre
le piattaforme distributive sono tutte al nord. E’ un nodo che rischia
di rendere inutili i passi avanti realizzati nella produzione.
Carnemolla riconosce al Ministro Paolo De Castro di aver inserito
l’agricoltura biologica fra le priorità dei primi mesi di vita
dell’Esecutivo e di aver avviato l’iter di una nuova legge delega. C’è
comunque la necessità di far partire il Piano nazionale del settore.
<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “L’Informatore Agrario” n. 3 del 19/25 gennaio, p. 13.