Guardando i numeri del mercato bio nella prima metà del 2008 il consumo
di alimenti biologici in Italia è salito del 6% rispetto allo stesso
periodo del 2007. Quindi, mentre la spesa alimentare tradizionale
stagna o addirittura scende, quella bio sale. “Negli ultimi anni prima
l’euro e pi il caro-petrolio, hanno fatto salire soprattutto i prezzi
dei prodotti tradizionali” dice Andrea Ferrante, presidente di Aiab. In
altre parole, col rincaro di pasta e pane, perfino il costoso biologico
diventa competitivo. “Allo stesso tempo è salita l’attenzione per la
salute alimentare”, aggiunge Ferrante, ricordando i tanti scandali
alimentari. Eppure, se la domanda bio continua a crescere, l’offerta è
stagnante. “Negli ultimi due anni la produzione è rimasta quasi ferma”,
dice Pina Eramo, presidente di Anabio, ramo biologico della Cia. Quindi
i prodotti arrivano dall’estero, da quei Paesi dove il biologico è
certificato in modo equivalente ai parametri europei (Argentina,
Australia, Costa Rica, India, Israele, Svizzera, Nuova Zelanda) e da
tutti gli altri che vengono di volta in volta autorizzati dal Ministero
dell’Agricoltura. Nel 2000 gli importatori erano 67, adesso se ne
contano 254. Quadruplicati. Mentre negli stessi anni i produttori sono
scesi da 51.000 a circa 45.000. “L’Italia resta un grande produttore e
primo esportatore europeo”, dice Ferrante, “però è vero che l’import
cresce”. “Un conto è importare prodotti che qui non si possono
produrre, tipici di altri posti. Un altro è importare l’olio: se ne
trovo uno biologico tunisino a 5 euro, probabilmente dietro c’è
sfruttamento del lavoro, speculazione commerciale”, dice Marco Camilli,
presidente di Anagribios-Coldiretti. Ma se l’importato può abbassare i
prezzi, perché non accettarlo? “La vera chiave di volta è tagliare i
costi ambientali e di trasporto, con i gruppi d’acquisto e i mercati di
prossimità” dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.
“Sull’import non è che i consumatori risparmino molto, semmai a
guadagnarci sono gli intermediari”, puntualizza Pina Eramo. E se un
anno scarseggiano le pere biologiche nostrane, si può mangiare altro.
Meglio che mangiare un prodotto colto acerbo, imballato e trasportato
per migliaia di chilometri prima di arrivare a casa, perché quella del
biologico è anche una scelta di vita.<br><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica – Donna”, 6 dicembre 2008, p. 81.