<div style="text-align: justify;">Fino ad ora oltre confine si comprava pasta italiana, ma se il
prezzo del grano continuerà a crescere (nelle ultime settimane è
aumentato del 30% rispetto a inizio anno), rischia di andare persa la
quota del 53% della produzione totale che l’Italia destina
all’esportazione. Mario Rummo, presidente dell’Unione pastai italiani
(Unipi) ipotizza che in un prossimo futuro sarà necessario ritoccare i
prezzi al listino verso l’alto, in quanto il prezzo della materia prima
per la pasta incide sul costo della produzione per oltre il 50%, e
l’aumento di richiesta dei cereali per la produzione di bioenergie ne
causerà un’impennata. Quest’anno la produzione di cereali è stata
scarsa a causa di un clima un po’ “pazzerello”, ma in futuro si avrà
difficoltà a reperire le materie prime. Per la produzione italiana si
utilizzano tutte le risorse nazionali, che costituiscono il 30% del
totale. Il resto proviene da Canada, stati Uniti, Francia, Spagna e
Australia. Se si confermeranno queste difficoltà nella produzione
italiana, questa percentuale estera è destinata a salire. Le quotazioni
del grano sono le più alte degli ultimi 11 anni, e il forte rischio è
che la quota di esportazione (53% della produzione) venga a mancare, e
con essa i guadagni. <br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Libero Mercato”, 6 luglio 2007, pg. 6.