“Il mondo rischia di finire il cibo”, di Enrico Franceschini.

<div style="text-align: justify;">I
prodotti alimentari disponibili sono sempre di meno, sempre più cari e
contesi da una popolazione terrestre sempre più grande, in un periodo
già reso critico da risorse idriche sempre più scarse e da un clima
sempre più imprevedibile. Il Guardian analizza il fenomeno che sta
accelerando il deficit alimentare, e cioè sempre più terre, finora
utilizzate per coltivare prodotti agricoli, vengono adibite alla
coltivazione di biocarburanti, come l’etanolo e altri carburanti
“puliti”, sia per ridurre l’inquinamento atmosferico, sia per ridurre
la dipendenza dal petrolio. Gli esperti sostengono che sia questo il
fattore scatenante dell’aumento dei prezzi del cibo, a cui si
aggiungono scarsezza idrica, disastri naturali e crescita della
popolazione. Esortati dal presidente Bush a produrre entro dieci anni
un quarto dei carburanti non fossili, migliaia di agricoltori americani
stanno trasformando il “granaio d’America” in una tanica di biocarburi.
L’anno scorso già il 20% del raccolto di granoturco Usa è stato usato
per la produzione di etanolo. Una politica analoga è in corso un po’
ovunque. Diminuendo la terra destinata alla coltivazione di grano, il
prezzo del frumento è aumentato del 100% dal 2006, e ciò sta portando
ad aumenti da record dei prezzi dei generi di prima necessità: pane,
pollo, uova, latte, carne. Preoccupa anche il boom demografico di India
e Cina, in cui vive il 40% della popolazione mondiale. Le Nazioni Unite
calcolano che la richiesta di biocarburi aumenterà del 170% solo nei
prossimi tre anni. Ci sarà abbastanza cibo per tutti?<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica”, 30 agosto 2007, pg. 21