“In vino veritas, ma se è bio: boom dei vitigni naturali”, di Fulvio Bertasso.

Il vino naturale assomiglia al vino del contadino nel senso che i vigneron o le aziende che lo producono hanno in un certo senso la mentalità dei contadini, quelli più puri e antichi, ma la differenza è che sanno fare il vino, e molto bene. Tre le nazioni-guida di questa rinascita naturale: Francia, Italia e Slovenia. Stefano Sarfati, selezionatore di vini naturali, illustra le tre principali differenze&nbsp; fra vini naturali e convenzionali. Prima di tutto i vigneti sono coltivati senza diserbanti, pesticidi e concimi di sintesi. Niente chimica in vigna. Poi, la questione dei lieviti, che sembra marginale ma non lo è affatto. Per i vini naturali si usano i lieviti autoctoni cioè già presenti in vigna o in cantina e non i famigerati ‘lieviti selezionati’. Infine, vengono vinificati senza additivi enologici. Inoltre è innegabile la maggiore digeribilità che posseggono i vini naturali, grazie anche ad un contenuto molto basso di anidride solforosa che si riflette nell’assenza di mal di testa postumi. Ma spesso è tutta la produzione di questo tipo di vino che interpreta lo spirito del tempo. Cantine a emissioni zero di anidride carbonica e con centrale fotovoltaica annessa. Che i tempi siano maturi perché un pubblico più ampio si avvicini a questo prodotto lo testimonia il fatto che quest’anno per la prima volta una nutrita pattuglia di vignaioli naturali sarà presente al Vinitaly di Verona (25-28 marzo). Nel salone dedicato a loro, ci saranno più di cento aziende agricole e vigneron.<BR><BR><BR>“Il Giornale”, 11 marzo 2012, p. 22.<BR><BR><BR>