“La terra promessa”, di Emanuele Coen.

A Fara in Sabina, quaranta chilometri a nord di Roma, Luca Mattozzi ha realizzato il suo sogno: sei anni fa comprò dieci ettari di terra per cominciare la sua seconda vita. Da contadino di prima generazione. Durante gli studi lavorava come cameriere in un agriturismo della zona. Poi, a pochi esami dalla laurea in Sociologia alla Sapienza la svolta. Ora Luca è proprietario dell’azienda ‘La Fonte’, che produce ogni anno 40 quintali di olio extravergine d’oliva, ciliegie, pesche, albicocche, germogli ed erbe selvatiche. Come lui, molti giovani oggi di fronte alla mancanza di prospettive guardano alla terra come opportunità e occasione di riscatto. Molti hanno la laurea e non provengono da famiglie contadine. C’è poi un altro segnale significativo: mentre da anni a questa parte le immatricolazioni nelle università registrano una flessione costante, le facoltà di Agraria fanno eccezione, con il boom dell’ateneo di Bologna. Inoltre, ora che è stato varato il decreto liberalizzazioni del governo Monti, gli agricoltori fino a 35 anni potranno comprare o affittare i terreni agricoli pubblici ceduti dallo Stato, con diritto di prelazione. Si tratta di 338mila ettari da cui potrebbero nascere fino a 43mila nuove aziende. Oggi nella penisola le aziende agricole under 35 sono 65mila su un totale di 720mila (il 10%), con una produttività quasi doppia rispetto alla media nazionale per la stessa tipologia aziendale. Questi contadini contemporanei usano la tecnologia, come i siti internet per le previsioni meteo e per studiare le erbe selvatiche. In più questi giovani agricoltori sono più sensibili all’ecosostenibilità, e quindi&nbsp; puntano sull’agricoltura biologica, un settore che continua a crescere, in controtendenza rispetto al settore convenzionale. <br><br>“L’Espresso”, 3 maggio 2012, p. 160.<br><br><br>