“L’avventura cominciò con il triste silenzio delle mie ranocchie”, di Giulia Maria Crespi.

<div style="text-align: justify;">L’autrice
racconta come è avvenuto il suo avvicinamento all’agricoltura
biodinamica. Nato dall’interruzione del gracchiare delle ranocchie
nelle risaie dell’azienda di famiglia in periodo di diserbo. In seguito
venne casualmente a conoscenze dell’opportunità di coniugare il canto
delle rane con l’agricoltura, tramite il metodo biodinamico. Da lì ebbe
inizio la conversione delle campagne dell’azienda che, nell’incredulità
generale, riuscì a fiorire e ad arrivare agli ottimi risultati di oggi.
I benefici del passaggio dall’agricoltura convenzionale a quella
biodinamica, oltre alle ranocchie, comprendono i microrganismi del
terreno, le falde acquifere, il contadino e la salute di chi poi
utilizza i prodotti nati da quella terra. Il pericolo dell’agricoltura
convenzionale è che la terra diventi materia morta, e non solo. Oggi il
cambiamento climatico ha fatto aprire gli occhi sulla problematica
riguardante un migliore utilizzo del suolo, che avrebbe il vantaggio di
ridurre le emissioni di carbonio. Un professore austriaco ha calcolato
che se in tutto il mondo si praticasse l’agricoltura biologica, entro
30 anni il carbonio presente in eccesso nell’atmosfera potrebbe essere
fissato. In più l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica
proteggono lo sviluppo del paesaggio, componente essenziale
dell’unicità del territorio e quindi del turismo, che genera a sua
volta occupazione e indotto. Unire il rispetto per la terra alla tutela
della salute e alla riscoperta dei sapori antichi è l’obiettivo al
quale tendere per un futuro realizzabile.
<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Repubblica”, 6 maggio 2007, pg. 46-47