Una metanalisi pubblicata sulla rivista Comprehensive Reviews in Food Science and Food Safety fa il punto sulle rotazioni colturali, pratiche tipiche dell’agricoltura biologica, in particolare quelle che includono leguminose, che migliorano la fertilità del suolo e riducono il rischio di contaminazione da micotossine.
L’art. 4 del DM n. 229771/2022, in attuazione del regolamento (UE) 2018/848 relativamente alle sequenze colturali previste in agricoltura biologica, puntualizza che il mantenimento e il potenziamento della fertilità del suolo e la tutela della salute delle piante sono ottenute attraverso la rotazione: “colture seminative, orticole non specializzate e specializzate in pieno campo possono tornare sullo stesso appezzamento dopo almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese”.
Tutte le valutazioni di conformità delle sequenze colturali devono essere svolte tenendo conto dell’intero avvicendamento; le sequenze colturali che prevedono la presenza di una coltura erbacea poliennale, ad es. erba medica, sono ammissibili.
Questo presupposto è un aspetto fondante delle buone pratiche dell’agricoltura secondo metodo biologico, portando con sé numerosi vantaggi, tra cui anche il minor rischio di contaminazione da micotossine.
L’articolo, che si può leggere QUI, riporta i contenuti dello studio che, attraverso una comparazione sistematica dei dati di contaminazione da micotossine nei cereali (e derivati) provenienti da agricoltura biologica e convenzionale, pubblicati dal 1992 al 2020, smentisce il mito secondo cui le coltivazioni biologiche hanno un rischio maggiore di essere colpite da muffe e funghi.
Fonte: Ruminantia.it