“Marche biologiche. Regione all’avanguardia nell’agricoltura pulita”, di Sergio Sinigaglia.

Si è svolto a Urbino un seminario dedicato alle “Nuove frontiere della cooperazione”, in cui si è affrontato anche il tema dell’agricoltura sostenibile, in una Regione, come quella delle Marche, dove vi è un’antica tradizione agricola. Tra i relatori, i responsabili di alcune tra le più importanti esperienze di cooperazione nel comparto del biologico. Le Marche contano ben 2.700 aziende che hanno scelto questo tipo di produzione su 46mila ettari, 28mila in conversione, pari al 14% dei terreni coltivati a biologico sul totale della superficie agricola regionale. Le Marche non sono un’eccellenza solo per produzione biologica, ma anche per la trasformazione, la commercializzazione e l’esportazione. Uno sviluppo sostenuto dalle scelte istituzionali: la Regione Marche è stata una delle prime ad approvare, nel 1997, una legge sul biologico. Oggi, ha destinato nel Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, ben 6,5 milioni di euro per il biologico. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno economico, sociale e culturale di ampie dimensioni. I due imprenditori relatori al seminario di Urbino hanno raccontato un’esperienza ricca e radicata nel territorio. Antonio Santini è vicepresidente della Cooperativa Terrabio che opera nella provincia di Pesaro-Urbino, nata nel 1997 per iniziativa di un gruppo di amici agricoltori. I primi tempi si è mossa con mezzi di fortuna, poi ha iniziato a commercializzare i primi prodotti ed è nato il consorzio “Terre dell’Adriatico”. Oggi conta 62 soci e 12 addetti. Se Terrabio è nata quando il biologico in Italia era praticamente sconosciuto, “La Terra e il Cielo” ha iniziato ancora prima, nel 1980. Nel 1985 le aziende che avevano iniziato a fare biologico si sono incontrate, ed è emersa la necessità di un salto di qualità: ed è per questo che molte imprese sono confluite nella cooperativa. Dopo trent’anni “La Terra e il Cielo” raggruppa 105 aziende agricole, in cui lo spirito iniziale di tutela della piccola unità produttiva è rimasto. <br><br>“Il Manifesto”, 8 marzo 2011, p. 15.<br><br>