<div style="text-align: justify;">Anche in Italia sta prendendo piede il movimento “Food miles”,
i chilometri del cibo, nato nel 1992 in Inghilterra. In Veneto la
Coldiretti ha raccolto 25.000 firme per una legge di iniziativa
popolare che prevede l’obbligo del 50% di prodotti regionali nelle
mense pubbliche, nei ristoranti e nei supermercati. Con la nuova legge
i ristoranti a chilometri zero non vogliono alzare delle barriere, ma
privilegiare i loro prodotti sul mercato. Il cibo – ha spiegato Tim
Lang, della City University London, l’inventore di “Food miles” – deve
essere giudicato non solo in base al prezzo o all’aspetto, ma anche ai
chilometri percorsi per arrivare al negozio o in tavola”. Oggi il cibo
viaggia troppo, inquina e produce costi occulti che vengono pagati
dalla comunità. Nel Regno Unito il Dipartimento per l’ambiente, il cibo
e gli affari rurali (Defra) ha calcolato che il 25% di tutto il
traffico pesante su gomma è legato al trasporto di derrate alimentari,
producendo emissioni pari a 19 milioni di tonnellate di CO2. Per
l’Italia le cose non sono poi molto diverse. Negli Stati Uniti, nello
spirito di “Food miles”, sono nati i Farmers Market, i mercati degli
agricoltori. Li ha inventati la bio-chef Alice Waters, in California.
“Buy fresh, buy local”, compra fresco, compra locale, è lo slogan.
Anche gli agricoltori italiani hanno capito che per valorizzare i loro
prodotti devono tagliare la filiera . E ci stanno provando. I contadini
portano i frutti del loro lavoro direttamente al mercato generale,
saltando intermediazioni e commercianti. Così i fagiolini raccolti alla
sera il mattino dopo sono già nel negozio vicino al luogo di produzione.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica”, 25 settembre 2007, pg. 37.