<div style="text-align: justify;">Andrea
Ferrante, presidente dell’Aiab, l’Associazione italiana per
l’agricoltura biologica, fa il punto sul rapporto tra due mondi, il
biologico e la grande distribuzione. Il biologico nasce piccolo e
ribelle, ma crescendo ha visto nei limiti della sua capacità
distributiva un freno da rimuovere. E d’altra parte il successo dei
prodotti biologici e biodinamici ha sedotto il mondo della grande
distribuzione. Di qui un incontro produttivo per entrambe le parti. In
Italia, però, la percentuale del biologico venduto all’interno del
circuito della grande distribuzione è ferma al 40%. In Italia
nell’ultimo triennio si è registrato un calo dei consumi acquistati
nella grande distribuzione. Mentre le vendite di prodotti bio nel
circuito dei negozi specializzati, della vendita diretta, dei gruppi
d’acquisto hanno registrato un notevole incremento (+97% nel 2006 sul
2004), nella grande distribuzione si registra una lieve flessione,
probabilmente dovuto al fatto che le grandi distribuzioni tendono ad
evidenziare il proprio marchio piuttosto che quello del produttore, e
che tendono ad evitare la certificazione spinta del prodotto (per cui
il prodotto può viaggiare per così dire libero) e ad offrire garanzia
con l’imballaggio protettivo, che spesso i consumatori del bio non
gradiscono. Il raffreddamento del rapporto tra mondo bio e grande
distribuzione probabilmente è transitorio, in quanto il peso del
biologico è crescente: il giro d’affari nazionale si aggira attorno ai
2,5 miliardi di euro e gli addetti sono arrivati a quota 150mila.
L’Italia ha più di un milione di ettari e 50mila aziende biologiche,
oltre un’impresa biologica europea su tre è italiana. Numeri che ci
collocano al terzo posto nel mondo dopo Australia e Argentina e che
mostrano un trend positivo. Inoltre, la dimensione media dell’azienda
bio in Italia è di 20 ettari, più dell’azienda agricola convenzionale.
Per quanto riguarda la zootecnia, vengono allevati – senza usare
mangimi geneticamente modificati, antibiotici e stimolatori della
crescita – oltre 200mila bovini, 800mila ovini e caprini, 30mila suini,
quasi 1 milione di polli e galline , 70mila alveari.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Affari e Finanza” – inserto settimanale di “Repubblica” – 16 luglio 2007, pg. 39.