Si sta parlando del tentativo di produrre carne coltivata in
laboratorio. Le tecniche sono diverse e complicate: si basano sulla
capacità di estrarre cellule adulte e far crescere particelle proteiche
in quantità massiccia. Basti dire che il Ministero degli affari
economici dei Paesi Bassi ha finanziato con 2 milioni di euro un
progetto quadriennale di ricerca per la coltivazione industriale di
carne in laboratorio presentato dalle Università di Eindhoven, Utrecht
e Amsterdam. Al denaro pubblico si sono aggiunti altri 2,3 milioni di
euro da Stageman, noto produttore di salsicce. Gli scienziati olandesi
hanno prodotto carne di topo nel loro laboratorio perché le cellule
staminali che potrebbero trasformare in fibre muscolari erano
facilmente disponibili. Adesso stanno lavorando sul maiale. L’idea in
origine venne al Nobel Alexis Carrel, che nel 1932 aveva coltivato in
provetta un pezzo di cuore da un embrione di pollo. I primi ricercatori
che hanno tentato di fabbricare carne in vitro sono stati quelli
dell’università australiana di Perth. Dopo aver fallito con la pecora,
sono passati alla rana. “La salsa era buona”, hanno dichiarato “ma la
carne era un po’ gelatinosa”. In Francia alcuni ricercatori di Nantes
hanno prelevato poche cellule da tre rane e le hanno montate su un
substrato di polimeri dove le hanno lasciate crescere (“Sapevano di
gelatina in scatola”, hanno commentato). Ma è sulla difesa
dell’ambiente che spingono i ricercatori. La zootecnia mondiale, con le
emissioni di gas intestinali, produce il 21% dell’anidride carbonica di
origine umana, il gas considerato principale causa del surriscaldamento
dell’atmosfera. Sottolineano che ne deriverebbe una riduzione dello
sfruttamento delle risorse naturali: per produrre 1 kg di proteine
animali in zootecnia tradizionale ci vogliono da 3 a 10 kg di proteine
vegetali e circa 15 metri cubi d’acqua. Basterebbe invece solo una
cellula, e per la prima volta l’umanità potrebbe nutrirsi senza
uccidere un essere vivente.<br><i>Fonte di informazione:</i> “Libero”, 7 febbraio 2008, pg. 26.