“Nel piatto un falso su quattro”, di Maurizio Tropeano.

<div style="text-align: justify;">L’export dell’agroalimentare italiano raggiunge i 16,7 miliardi
di euro, ma le imitazioni del Made in Italy arrivano a 50 miliardi.
Questa è la situazione che ha riportato la Coldiretti nel Convegno
tenutosi a Cernobbio: decine e decine di prodotti che imitano alimenti
made in italy e che di italiano hanno solo l’immagine della bandiera.
Secondo il presidente della Coldiretti Marini “è falso un prodotto
alimentare su quattro di quelli venduti sui mercati internazionali che
si richiamano all’Italia”. Gli Stati dove sono più diffuse le
imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, dove appena il
2% dei consumi di formaggio di tipo italiano riguarda alimenti
realmente prodotti in Italia. Marini chiede, quindi, che
“l’agropirateria sia combattuta cercando un accordo sul commercio
internazionale nel Wto, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo di
indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari”. Il Ministro
delle Politiche agricole, De Castro, ha ricordato la recente norma
sull’etichettatura dell’olio d’oliva come difesa del made in Italy.
Marini però critica il Ministro per la scelta di portare il problema
degli Ogm a livello europeo, e chiede di “non restare ad attendere una
scelta di Bruxelles”. Una posizione che vede alleato il Ministro
dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, e l’ex ministro dell’Agricoltura,
Gianni Alemanno.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “La Stampa”, 21 ottobre 2007, pg. 29.