Norvegia. Arcipelago delle Svalbard, meno venti o meno trenta. Duemila
abitanti. Da oggi questo è il frigo del mondo, la più grande banca dei
semi dell’umanità scavata nel permafrost: oltre due miliardi di semi.
Alla temperatura ideale, stabilizzata di diciotto gradi sotto zero.
L’hanno chiamata l’Arca di Noè verde, perché salverà non animali ma
sementi. E’ un tunnel in cemento armato di 140 metri scavato 120 metri
sotto la montagna di Plaataberget, difeso da una porta di acciaio,
illuminata d’inverno dalle fibre ottiche e d’estate dalla luce artica.
Il caveau è a prova di bomba nucleare. Il tunnel porta a tre stanze
dove i semi in buste argentate sigillate sono in cassette nere di
plastica su scaffali di ferro. Il Global Seed Vault è stato inaugurato
ieri, per non far scomparire l’agricoltura. Se l’impatto di un
asteroide sulla terra o un’epidemia dovessero distruggere tutti i
raccolti, questo progetto permetterà all’uomo di riprendere a seminare.
Ma non serve una catastrofe, infatti quotidianamente, per motivi vari,
il nostro pianeta si vede privare di una o due specie vegetali. Non
tutti i governi hanno acconsentito a mandare i semi: l’accordo è stato
firmato da 116 paesi. Cary Fowler, direttore del Global Crop Diversity
e leader del progetto, illustra le perdite dovute non solo alle guerre:
“Dal 1903 negli Stati Uniti sono spariti il 94% delle varietà dei
fagioli, del cavolo, delle cipolle, il 92% della lattuga, il 93% delle
noccioline e il 91% dei meloni”. Gli agricoltori hanno rimpiazzato le
ricche varietà tradizionali con quelle più moderne, scelta che ha
portato all’impoverimento della biodiversità. E’ importante capire che
la migliore qualità oggi può non esserlo domani, a causa dei
cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno della biodiversità altrimenti
sarà difficile per l’agricoltura trovare un modo per dare da mangiare
ai nove miliardi di persone che diventeremo in un futuro non lontano.
<br><i>Fonte di informazione:</i> “La Repubblica”, 27 febbraio 2008, pg. 33.