“OGM, un boom nel Terzo mondo”, di Stefano Gulmanelli.

<div style="text-align: justify;">Per la prima volta nel 2006 le terre destinate alla
coltivazione di piante nate da sementi geneticamente modificate hanno
superato i 100 milioni di ettari. Lo ha reso noto l’ultimo rapporto
redatto dall’International Service for the Acquisition of Agri-Biotech
Application (Isaaa). Ma più che il dato in sé, quello che colpisce è la
progressione dello stesso: 102 milioni di ettari nel 2006 vuol dire 60
volte di più della superficie agricola a Ogm che si aveva soltanto 10
anni fa. Un tasso che porta i suoi estensori a prevedere per il 2015 il
raddoppio dei terreni destinati all’agricoltura biotech. Sono diventati
infatti 10 milioni gli agricoltori che fanno uso di sementi Ogm. Alcuni
elementi fanno pensare che si è davvero in presenza di
un’accellerazione decisiva della diffusione della coltivazione agricola
Ogm. Basti pensare che il 90% degli utilizzatori delle sementi
geneticamente modificate sono piccoli agricoltori, per i quali
l’agrobiotech è quindi divenuta pratica ordinaria. Si osserva inoltre
che, per quanto siano ancora gli Stati Uniti quelli con la maggiore
estensione di campi a Ogm (53% del totale dell’area biotech), il
testimone della maggiore crescita sta passando alle due aree del mondo
più popolate e con le maggiori necessità agro-alimentari: l’Asia – con
India e Cina, i paesi più popolosi al mondo, in crescita vertiginosa
nell’Ogm agricolo – e l’Africa, in cui il Sudafrica sembra aver fatto
una scelta decisa e probabilmente irreversibile verso la coltivazione
transgenica di mais bianco. Decisamente più prudente l’Europa, in cui
solo sei fra i paesi membri dell’Unione Europea consentono coltivazioni
commerciali Ogm. <br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Avvenire” del 9 febbraio 2007.