“Per un vino che non ‘dà alla testa’”, di Alessandro Trinatafillydis.

<br><br>A febbraio si è svolto a Siena un convegno sui risultati del progetto di ricerca Orwine, progetto finanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di supportare, attraverso la ricerca, la definizione del regolamento sulla produzione del vino biologico. I protocolli di Orwine che le aziende hanno sperimentato sul campo sono nate da prove sperimentali condotte nei laboratori di Udine, Geisenheim e Montpellier. L’obiettivo principale della sperimentazione è stato la riduzione dell’uso dell’anidride solforosa senza pregiudicare la qualità dei vini ottenuti. L’intervento di Cristina Micheloni, coordinatrice del progetto, ha portato l’attenzione sui risvolti normativi del progetto: il regolamento dovrebbe andare verso una lista positiva degli additivi che si possono utilizzare e una lista negativa per i processi fisici non compatibili con la vinificazione bio. I nodi da sciogliere sono due: la riduzione della solforosa nel vino e l’arricchimento dei mosti. Riguardo alla prima, le risultanze dimostrano che è possibile proporre un approccio di riduzione per gradi, partendo da una riduzione del 30%. Questo approccio viene osteggiato da produttori e istituzioni tedesche che vorrebbero, invece, non avere differenze con i colleghi convenzionali. La discussione sarà, dunque, lunga e il regolamento non uscirà prima dell’inizio del 2010.<br><br>&nbsp;“Bioagricultura”, n. 114, marzo-aprile 2009, p. 11.<br><br><br>