“Più cavoli, meno bistecche”.

<div style="text-align: justify;"><b></b>I cambiamenti
climatici si combattono anche a tavola. Ogni volta che mangiamo una
bistecca dovremmo pensare che produrre carne per sfamare l’Occidente è
una delle attività umane a maggiore impatto ambientale. La questione
del metano prodotto dagli escrementi e dai gas intestinali degli
animali è ormai nota. Meno spesso, invece, ci si chiede quale sia il
peso, in termini energetici, della zootecnia, in quanto per nutrire gli
animali destinati al macello è necessario coltivare enormi quantità di
vegetali. Inoltre, per ogni chilo di carne consumata si emettono 6
chili di CO2. Diminuire di due terzi il nostro consumo di carne
porterebbe a una riduzione di almeno il 5% delle emissioni di CO2.
“Cibo a km 0”.
Per trasportare in aereo 1 chilo di uva dal Cile fino a Roma si
liberano 18,3 kg di CO2 e si consumano 5,8 kg di petrolio. Ma non
sempre mentre facciamo la spesa si ricordiamo di conteggiare anche
questi costi. Le nostre scelte d’acquisto dovrebbero tener conto del
fatto che un pasto con prodotti locali e di stagione genera la metà
delle emissioni di CO2. da ciò, su iniziativa della Coldiretti è nata
una rete di locali a “km zero”: ristoranti, taverne e osterie che
mettono in tavola solo prodotti locali.
“Meglio il bio”.
L’agricoltura contribuisce per il 10% alle emissioni di gas serra. Il
protossido d’azoto liberato direttamente dai concimi chimici esercita
un grosso peso nel settore agricolo. La concimazione massiccia con
prodotti artificiali provoca un impoverimento del suolo che favorisce
l’infertilità e i processi di desertificazione. Effetti collaterali che
non si verificano nell’agricoltura biologica i cui metodi non soltanto
producono emissioni minori, ma combattono i gas serra rimuovendo
l’anidride carbonica dall’atmosfera e fissandola come benefico
materiale organico nel suolo. Inoltre, nell’agricoltura biologica non
solo si utilizzano concimi organici, ma si adottano una serie di
accorgimenti tecnici che permettono il mantenimento delle condizioni
ottimali del terreno. <br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Ecologia”, 1 dicembre 2007, pg. 43.