L’Italia è il più importante produttore europeo di grano duro biologico (Triticum turgidum spp. durum (Desf.) – Husn.). La crescita e la resa del grano duro sono influenzate dalle condizioni meteorologiche e dai sistemi di gestione agronomica.
L’obiettivo di una ricerca dell’Università di Pisa è stata quella di determinare l’impatto a lungo termine di due diversi sistemi di gestione (biologico e convenzionale) e le loro interazioni con le condizioni meteorologiche sui raccolti di grano duro. Lo studio faceva parte di un esperimento a lungo termine a Pisa, in Italia, confrontando le prestazioni delle colture in una rotazione a 5 anni non irrigua (cioè la barbabietola da zucchero [Beta vulgaris L. var. saccharifera] o mais [Zea mays L.] seguita dal frumento comune [T. aestivum L.sp. aestivum emend. Thell.], girasole [Helianthus annuus L.], favette [Vicia faba L. var. minore], e grano duro) in 15 anni sotto agricoltura biologica e integrata.
Le rese di grano duro in biologico sono state inferiori del 37% rispetto al convenzionale in media, anche se rese simili sono state prodotte nei due sistemi durante uno dei cicli a 5 anni. C’è stata un’interazione significativa tra i sistemi di gestione e le condizioni climatiche per la resa e le componenti della resa.
Un numero inferiore di chicchi per metro quadrato è stato osservato nel grano biologico rispetto al convenzionale, mettendo così in luce la probabile diversa disponibilità di azoto nel terreno.
La gestione biologica ha portato a un aumento della biomassa nel tempo, con una biomassa erbacea del 400% in eccesso nell’ambito della coltivazione bio entro la fine del periodo di ricerca.
L’elevata variabilità interannuale conferma che sono necessari studi pluriennali per dimostrare la produttività relativa del regime biologico rispetto al convenzionale nelle varie località.
Fonte: Teatro Naturale