<div style="text-align: justify;">Negli
ultimi anni l’impiego di questo metallo, unico prodotto naturale dotato
di una valida attività anticrittogamica, è stato piuttosto controverso
a causa della sua persistenza e accumulo nel terreno, tanto che in
tempi recenti sono stati introdotti nel regolamento Ce 2092/91
sull’agricoltura biologica limiti quantitativi annuali d’impiego.
Notevoli sono stati gli adeguamenti a livello tecnico e normativo che
hanno innovato il tema del suo utilizzo nel biologico e da parecchi
anni le principali società impegnate nel settore hanno introdotto nei
processi di produzione e formulazione dei diversi preparati rameici
varie modificazioni volte a ottimizzare la “resa” del metallo e
consentire, quindi, la diminuzione delle quantità di rame necessarie
per ottenere una soddisfacente protezione. La forma industriale di rame
più orientata in questa direzione è quella degli idrossidi che ha
imboccato la strada dei dosaggi limitati e dei perfezionamenti
tecnologici, scendendo nettamente al di sotto dei 100 grammi per
ettolitro di metallo. La soluzione più economica e diffusamente
adottata in agricoltura biologica è tuttavia il tradizionale solfato di
rame sia tal quale, sia in combinazione estemporanea con calce a
formare la classica poltiglia bordolese anche se per il solfato tal
quale occorre tenere presenti, oltre alla sua riconosciuta superiore
efficacia biologica, i maggiori rischi di fitotossicità, nonché la
facile dilavabilità. Un altro aspetto problematico dell’impiego del
rame in agricoltura biologica (e non solo) è il periodo di sicurezza
(20 giorni), che spesso non consente di proteggere in maniera adeguata
la coltura in pre-raccolta, anche se recentemente – come conseguenza
della tendenza in atto alla riduzione dei dosaggi – diverse società
hanno provveduto a ridefinire sul piano legislativo il comportamento
residuale del metallo nei nuovi formulati, ottenendo etichette con
intervalli di sicurezza pienamente compatibili con le esigenze
agronomiche (3 e 5 giorni a seconda delle colture) e altre stanno
seguendo la stessa strada.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> «Agricoltura», n. 11, novembre, pp. 79-81