“Rialzi record per l’agricoltura”, di Roberto Capezzuoli.

<div style="text-align: justify;">Il rincaro dei prodotti agricoli, in particolare quello dei
cereali, ha causato finora effetti poco visibili al dettaglio, ma è
solo questione di tempo. Che ci si riferisca al prezzo del frumento
francese o a quello del mais Usa, il balzo delle quotazioni è cospicuo
e si è già trasferito a valle , sul settore dei mangimi, quindi anche
alla zootecnia e ai prodotti caseari. La Borsa principale, il Chicago
Board of Trade, in dodici mesi ha visto il future sul frumento per
consegna vicina salire del 60%, quello del mais del 35%, i semi di soia
del 42%. Attualmente gli agricoltori americani hanno deciso di dedicare
un’enorme superficie a quello che è considerato, dopo la canna da
zucchero, il più promettente prodotto di base per la trasformazione in
bioetanolo.. E quindi la teorica “concorrenza” con il greggio può far
sì che i rincari del petrolio spingano in alto anche i cereali. Gli
effetti di questi rialzi si sono avuti per esempio sul rincaro del
latte, salito in 12 mesi negli Usa del 63%; in autunno è probabile un
ritocco dei prezzi della birra perché l’orzo ad Amburgo ha toccato
punte di 260 euro per tonnellata e il malto che se ne ottiene è
rincarato del 20% dall’inizio dell’anno; in Ungheria il caro-mangimi
farà aumentare probabilmente il prezzo della carne. A monte c’è il
solito ciclo vitale dell’agricoltura, con la siccità che nei mesi
scorsi ha danneggiato i raccolti nell’Est europeo e con le eccessive
piogge che hanno procurato danni altrettanto gravi alle coltivazioni
negli Stati Uniti e in Francia. Però a monte c’è anche il mercato
globale: i consumi alimentari salgono in tutta l’Asia, guidati da Cina
e India, e per diverse coltivazioni si stanno facendo sempre più
importanti gli usi per la trasformazione in biocombustibili. Il
rapporto pubblicato ieri dalla Commissione europea sostiene che nel
2020 la Ue, per rispettare l’impegno di mettere nei motori il 10% di
biocarburanti, dovrà consumare 59 milioni di tonnellate di mais e
frumento tenero. Tradotto, significa che il 18% della produzione
cerealicola dell’Unione europea finirà nei serbatoi automobilistici.<br></div><i>Fonte di informazione:</i> “Il Sole 24 Ore”, 01 agosto 2007, pg.7.