<P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class=MsoNormal><FONT size=3 face="Times New Roman">Arriva da Viterbo la speranza di debellare il batterio Psa che ha provocato una pandemia internazionale e 60 milioni di danni nel 2010 nel solo Lazio.</FONT></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class=MsoNormal><FONT size=3 face="Times New Roman">Arriva, infatti dall’Università della Tuscia la speranza di debellare il batterio Psa (Pseudomonas syringae pv. actinidie) che ha provocato gravi danni al settore. Dopo due anni di sperimentazioni i ricercatori viterbesi hanno messo a punto il primo agrofarmaco registrato in Europa. “E mentre noi cercavamo una riposta ecosostenibile, <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /><st1:PersonName ProductID="la Nuova Zelanda" w_st="on"><st1:PersonName ProductID="la Nuova" w_st="on">la Nuova</st1:PersonName> Zelanda</st1:PersonName>, il nostro maggiore competitor, ha autorizzato l’impiego di antibiotici che non hanno dato alcun risultato concreto” dice Giorgio Balestra, ricercatore e coordinatore del gruppo di ricerca dell’ateneo che da circa 20 anni si occupa della batteriosi del kiwi. L’Italia è il primo esportatore mondiale di kiwi, e il Lazio è l’area a maggiore importanza a livello nazionale con oltre 9mila ettari coltivati, <SPAN style="mso-spacerun: yes"> </SPAN>dei quali il Psa ha già colpito 2mila ettari, per un giro d’affari di annuo di circa 100 milioni di euro. La prima segnalazione del batterio risale agli anni ’80 in Asia, che poi ha dilagato in Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Turchia, Australia, Nuova Zelanda e Cile provocando danni ingenti. “Abbiamo sviluppato diverse linee di ricerca, ma alla fine ci siamo concentrati su strategie di difesa biologiche, studiando un altro batterio (un ceppo di Bacillus amyloliquefaciens) in grado di competere naturalmente e quindi di proteggere soprattutto le fasi della fioritura della pianta di actinidia dall’attacco del batterio agente del cancro del kiwi” dice Balestra. Una strategia ecocompatibile, certamente più sana degli antibiotici sperimentati in Nuova Zelanda (vietati in agricoltura in tutta l’UE), che rischiano di provocare la resistenza agli antibiotici ai batteri presenti nei frutteti, patogeni e non. La sperimentazione del gruppo di Balestra è durata più di due anni, prima in laboratorio dove è stata testata l’efficacia dell’antagonista naturale a inibire il batterio Psa, e poi in campo, soprattutto nel Lazio, dove si sono ottenute ottime risposte in termini di riduzione della malattia. L’agrofarmaco è stato registrato in Europa, e Balestra è convinto che a breve sarà possibile neutralizzare la grave patologia del kiwi.</FONT></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class=MsoNormal><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT></o:p></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class=MsoNormal><FONT size=3 face="Times New Roman">“Corriere della Sera – Roma”, 9 aprile 2012, </FONT><A href="http://roma.corriere.it/"><FONT size=3 face="Times New Roman">http://roma.corriere.it</FONT></A></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class=MsoNormal><o:p><FONT size=3 face="Times New Roman"> </FONT></o:p></P>