Un interessante articolo prende lo spunto da una ricerca europea che ha creato un enorme database con informazioni sulle pratiche utili per ridurre il divario tra biologico e convenzionale proprio per affrontare il discorso delle rese per le produzioni del settore che restano per lo più inferiori rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale. Si tratta di una sfida: aumentare le rese senza rinunciare ai benefici sociali e ambientali dell’agricoltura biologica.
L’autrice dell’articolo intervista Elisa Lorenzetti, ricercatrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la quale indica che, per minimizzare il divario, è necessario intervenire sul principale fattore agronomico limitante. Quale sia questo fattore, chiaramente, dipende dal singolo caso. In Italia la situazione è molto variabile: in alcune aree la priorità è migliorare la fertilità del suolo, in altre scegliere varietà più adatte ai contesti pedoclimatici locali. In generale, a livello di sistema agroalimentare, emerge l’urgenza di creare filiere più corte e integrate – per esempio, applicando i principi dell’economia circolare – capaci di garantire maggiore redditività agli agricoltori. E un contributo per minimizzare il divario delle rese tra bio e convenzionale arriva dal progetto europeo Organic Yields Up (Oyup – Migliorare le rese nei sistemi di coltivazione biologica), coordinato da Fibl Europe e composto da 17 partner internazionali, tra cui la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Pisa ed EcorNaturaSì. Seguono molti dettagli.
L’articolo è seguito da “Fare rete per innovare il biologico europeo” , di Gabriele Ridolfi, che informa come, oltre ad agevolare l’aumento delle rese in biologico, il progetto Oyup miri a rafforzare e strutturare le reti regionali dei partner, oggi spesso informali, trasformandole in collaborazioni organizzate e stabili.
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Fonte: TerraèVita