Un tesoro di dati per il biologico europeo, di Paola Cassian

Un interessante articolo prende lo spunto da una ricerca europea che ha creato un enorme database con informazioni sulle pratiche utili per ridurre il divario tra biologico e convenzionale proprio per affrontare il discorso delle rese per le produzioni del settore che restano per lo più inferiori rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale. Si tratta di una sfida: aumentare le rese senza rinunciare ai benefici sociali e ambientali dell’agricoltura biologica.

L’autrice dell’articolo intervista Elisa Lorenzetti, ricercatrice della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la quale indica che, per minimizzare il divario, è necessario intervenire sul principale fattore agronomico limitante. Quale sia questo fattore, chiaramente, dipende dal singolo caso. In Italia la situazione è molto variabile: in alcune aree la priorità è migliorare la fertilità del suolo, in altre scegliere varietà più adatte ai contesti pedoclimatici locali. In generale, a livello di sistema agroalimentare, emerge l’urgenza di creare filiere più corte e integrate – per esempio, applicando i principi dell’economia circolare – capaci di garantire maggiore redditività agli agricoltori. E un contributo per minimizzare il divario delle rese tra bio e convenzionale arriva dal progetto europeo Organic Yields Up (Oyup – Migliorare le rese nei sistemi di coltivazione biologica), coordinato da Fibl Europe e composto da 17 partner internazionali, tra cui la Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Pisa ed EcorNaturaSì. Seguono molti dettagli.

L’articolo è seguito da “Fare rete per innovare il biologico europeo” , di Gabriele Ridolfi, che informa come, oltre ad agevolare l’aumento delle rese in biologico, il progetto Oyup miri a rafforzare e strutturare le reti regionali dei partner, oggi spesso informali, trasformandole in collaborazioni organizzate e stabili.

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Fonte: TerraèVita