I suinetti nelle aziende biologiche hanno bisogno di integratori di ferro? (EN)

11/11/2019
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Uno studio pubblicato nell'ambito del progetto CORE Organic Cofund, realizzato da Elodie Merlot, Armelle Prunier, Maud Pauwels e Catherine Belloc,  si è posto l’obiettivo di descrivere le pratiche negli allevamenti di suini biologici francesi per quanto riguarda l'integrazione di ferro nell’alimentazione dei suinetti alla nascita e di verificare lo stato del ferro negli stessi allo svezzamento. Lo studio mostra che l'integrazione di ferro è necessaria nell’allevamento praticato al chiuso ma non in quello all'aperto.

Il maiale appena nato ha pochissimo accumulo di ferro, ma notevole necessità di ferro per sostenere la sua rapida crescita. Il latte della scrofa è povero di ferro e, prima dello svezzamento, la maggior parte dei maialini mangia troppo pochi alimenti solidi a base di cereali per soddisfare il proprio fabbisogno biologico in ferro. Per evitare qualsiasi rischio di carenza, nell'allevamento suinicolo convenzionale i suinetti sono integrati con un'alta dose di ferro somministrata durante i primi giorni di vita, il più delle volte sotto forma di iniezione intramuscolare. Nell'agricoltura biologica, l'uso di farmaci deve essere limitato al minimo e si discute se l'iniezione di ferro debba essere considerata o meno come un trattamento allopatico.

Lo studio in questione è stato condotto nella primavera del 2019. Descrive le pratiche degli agricoltori biologici francesi in merito alla supplementazione di ferro e valuta lo stato del ferro dei loro suinetti. Tra le 11 aziende biologiche con conduzione all'aperto e le 9 con allevamento al chiuso che sono state studiate, l'iniezione di ferro è stata utilizzata nella maggior parte delle seconde (200 mg in 8 aziende, 100 mg in 1 azienda, nessuna integrazione in 1 sola azienda), mentre nei sistemi all'aperto non è stata praticamente eseguita alcuna integrazione (200 mg in 1 sola azienda agricola, nessuna integrazione nelle restanti 10 aziende agricole).

In ogni azienda, circa 30 suinetti (metà maschi e metà femmine) nati da madri diverse sono stati sottoposti a prelievo di sangue poco prima dello svezzamento. In confronto ai suinetti allevati al chiuso trattati con ferro, i suinetti cresciuti all’esterno non trattati avevano una maggiore concentrazione di emoglobina nel sangue (118 contro 105 ± 2 g / L, P <0,001) e un volume di globuli rossi maggiore (60 contro 56 ± 1 fl, P <0,01), cosa che indica una migliore presenza di ferro. Nell'unica azienda con allevamento al chiuso che non utilizzava l'integrazione di ferro, queste due variabili erano basse (81 ± 3 g / L e 48 ± 1 fl rispettivamente), indice di una carenza di ferro. Confrontando i suinetti da scrofe primipare e multipare, si è anche osservato che lo stato di ferro dei suinetti nati da scrofe primipare era inferiore rispetto a quelli nati da madri multipare (109 contro 114 ± g / L di emoglobina, P <0,001).

Sono tre le principali conclusioni che possono essere tratte da questo studio. In primo luogo, la maggior parte degli agricoltori con i due tipi di allevamento ha scelto l'opzione giusta per quanto riguarda l'integrazione di ferro. In secondo luogo, i suinetti allevati all’esterno trovano una quantità sufficiente di ferro nel loro ambiente naturale, probabilmente foraggiandosi e ingerendo terra. In terzo luogo, per evitare l'anemia è necessaria una supplementazione di ferro per gli animali allevati al chiuso.

Il confronto con i maiali tenuti all'aperto ha mostrato che una singola iniezione intramuscolare potrebbe non essere ottimale. Si tratta di una osservazione in accordo con studi precedentemente pubblicati, che hanno raccomandato diverse iniezioni durante il periodo dell'allattamento (Heidbüchel et al, 2019), una strategia che non è appropriata per l'agricoltura biologica. Per quest’ultima, pertanto, è necessario trovare soluzioni alternative all'iniezione di ferro ai suinetti neonati.

Fonte: CORE Organic Cofund

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