Biologico per la resilienza strategica, climatica e produttiva: i documenti programmatici di IFOAM OE

L’agricoltura biologica dimostra la sua maggiore resilienza di fronte agli shock geopolitici, alla crisi climatica e alle sfide produttive. Su tali argomenti IFOAM Organics Europe ha pubblicato tre documenti programmatici in cui si sottolinea come il sostegno al settore biologico sia fondamentale per rafforzare la resilienza strategica e la sicurezza alimentare dell’Ue,  fornendo raccomandazioni politiche concrete e basate su dati di fatto per il futuro.

L’agricoltura biologica per l’autonomia strategica e la resilienza dell’Ue

La volatilità geopolitica rappresenta una minaccia per la sicurezza alimentare, se un sistema agricolo dipende fortemente da input esterni. Ogni crisi geopolitica mette in luce la vulnerabilità dell’Ue all’energia importata, ai fertilizzanti sintetici, ai mangimi e alle lunghe catene di approvvigionamento. Per attenuare tale vulnerabilità, l’Ue deve ridurre non solo le importazioni di fertilizzanti sintetici, ma anche il loro utilizzo. Il biologico rappresenta una strada concreta per ridurre l’uso di fertilizzanti sintetici nella pratica. In un’economia basata sui combustibili fossili e plasmata da tensioni geopolitiche globali incentrate sui combustibili fossili, il sistema alimentare dell’Ue deve essere preparato a shock sistemici ricorrenti e passare da una gestione delle crisi ad hoc a una resilienza strutturale a lungo termine. Evitando input sintetici e concentrandosi su filiere corte e diversificate, l’agricoltura biologica rappresenta un esempio di sistema alimentare europeo con maggiore autonomia strategica e resilienza. Gli agricoltori biologici proteggono e ripristinano gli agroecosistemi che forniscono servizi inestimabili e consentono la resilienza in tempi di crisi.

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Agricoltura biologica per la resilienza climatica

I sistemi agroalimentari sono al contempo complici e vittime della crisi climatica. Il settore necessita di un cambiamento sistemico. Deve ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti già in atto. Esistono soluzioni che, se combinate, potrebbero mitigare e adattarsi alla crisi climatica: l’agricoltura biologica è una soluzione chiave. Avere tutta le superfici agricole in Europa gestite con metodi biologici ridurrebbe le emissioni di gas serra del 40% e gli sprechi e le perdite alimentari del 10%. In che modo il biologico è uno strumento così efficace per la mitigazione del cambiamento climatico? Le pratiche biologiche e agroecologiche lavorano in armonia con la natura, utilizzando la copertura vegetale, la sostanza organica del suolo e cicli idrici ridotti per moderare i microclimi, catturare l’umidità e sequestrare il carbonio. La resilienza climatica e il sequestro del carbonio iniziano con suoli sani.

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L’agricoltura biologica per una maggiore resilienza delle rese

L’agricoltura biologica è un approccio sistemico volto a fornire molteplici risultati e non focalizzato su un singolo fattore di produzione. Valutare le rese esclusivamente in termini di peso non tiene conto delle esternalità sistemiche, della qualità del prodotto, delle condizioni socioeconomiche, della stabilità delle rese e della sostenibilità a lungo termine; tale approccio, inoltre, non riflette il valore complessivo dell’agricoltura biologica. Concentrarsi in modo miope sull’efficienza e sulla produttività non solo porta a una cattiva gestione del sistema alimentare, ma compromette la produttività a lungo termine e la sicurezza alimentare. La questione fondamentale è quale tipo di sistema alimentare vogliamo promuovere su larga scala: uno che dipenda da sostanze chimiche tossiche e da catene di approvvigionamento instabili, oppure uno radicato sul territorio, capace di rivitalizzare gli ecosistemi e le comunità rurali? Con l’agricoltura biologica, le colture risultano più stabili e resilienti di fronte a parassiti, variabilità ambientale e cambiamenti climatici. Se si considerano tutti gli output, inclusi i beni pubblici, l’agricoltura biologica risulta più produttiva. Se accompagnata da cambiamenti complementari nel sistema alimentare globale – come una modifica delle diete e una riduzione degli sprechi – l’agricoltura biologica può contribuire a nutrire in modo sostenibile oltre 9 miliardi di persone entro il 2050.

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L’impegno e il sostegno politico sono fondamentali

Lo sviluppo del settore biologico richiede un impegno politico coerente e un adeguato supporto finanziario, sia a livello dell’Ue che a livello nazionale. Le politiche agricole devono dare priorità alla conversione al biologico e al suo mantenimento, alle pratiche agroecologiche, allo sviluppo dei mercati, agli appalti pubblici, agli investimenti nelle filiere, alla formazione, alla consulenza, alla gestione dei cicli dei nutrienti, alla coltivazione di leguminose, alla salute del suolo e all’impiego di fattori produttivi compatibili con il metodo biologico. E’ necessario destinare il 30% del bilancio della PAC post-2027 ad azioni agroambientali e climatiche, incluso il sostegno all’agricoltura biologica; rendere i pagamenti a favore del biologico obbligatori e interamente finanziati dall’Ue; garantire che non vi siano riduzioni nel sostegno finanziario agli agricoltori biologici nell’ambito della nuova PAC. Importante poi assegnare almeno il 30% dei fondi destinati alla ricerca e all’innovazione (R&I) nel settore agroalimentare a progetti legati all’agricoltura biologica, prevedendo un monitoraggio trasparente. Infine, sarà necessario stabilire criteri di sostenibilità obbligatori per gli appalti pubblici nel settore alimentare, al fine di incrementare la domanda di prodotti biologici.

Fonte: IFOAM OE